Monica Guerritore è Judy Garland «Interpreto la diva al tramonto»

13 Ottobre 2016

ROMA. Il caschetto nero, i tubini avvitati anni '50, le scarpe con il plateau al tempo disegnate appositamente da Ferragamo e poi i lustrini e le paillettes per andare in scena. Per diventare la...

ROMA. Il caschetto nero, i tubini avvitati anni '50, le scarpe con il plateau al tempo disegnate appositamente da Ferragamo e poi i lustrini e le paillettes per andare in scena. Per diventare la stella che tutti volevano applaudire. Monica Guerritore torna a essere la Judy Garland ormai sul viale del tramonto di “End of the rainbow”, il musical scritto da Peter Quilter con la regia di Juan Diego Puerta Lopez che, dopo un primo debutto tre anni fa, la porta ora per la prima volta al Sistina, spettacolo d'apertura della nuova stagione del tempio della commedia musicale italiana, in cartellone dal 19 al 30 ottobre.

«È stata una bellissima idea del direttore Massimo Romeo Piparo di portare qui lo spettacolo», racconta la Guerritore. «Proprio al pubblico dei grandi musical mostriamo prima il “davanti”, fatto di luci, bellezza e talento, e poi il “dietro” di questa forma di spettacolo meraviglioso, che però richiede una fatica enorme e che a volte porta a estinguersi». In scena la star di “È nata una stella” è raccontata nella sua ultima disperata tournée del '68, insieme al giovane amante Mickey Deans (Alessandro Riceci) e ad Anthony, il fidato pianista e amico gay (Andrea Nicolini). Tra brani indimenticabili come Smile o Somewhere over the rainbow, è il duplice volto di una donna seducente e forte sul palco, ma fragilissima e sola nella vita, vittima di alcool e anfetamine fino a morirne a soli 47 anni nel 1969. «È un grandissimo personaggio tragico», prosegue la Guerritore. «Muore ridendo, ballando, anche se il corpo, la voce, non ce la fanno più. Lei stessa racconta che fu sua madre la prima a imbottirla di benzedrina. Diceva che sulla strada di mattoni gialli del Mago di Oz saltellava perché avrebbe potuto volare, tanta energia aveva in corpo. Ma si sarebbe mai accontentata di camminare solamente?».

Quilter è venuto ad applaudire la sua interpretazione già quando lo spettacolo debuttò all'Eliseo. «Ora», dice, «spero di avere in platea Meryl Streep», che proprio nei prossimi giorni sarà alla Festa del cinema di Roma con “Florence Foster Jenkins”, film tratto da un'altra pièce del drammaturgo inglese. Intanto, però, quell'inconsueto biondo platino anticipa un altro personaggio e un altro incontro artistico, quello con Woody Allen che «mi ha autorizzato a scrivere la prima drammaturgia al mondo da “Mariti e mogli”, il suo ultimo film con Mia Farrow. L'anteprima «il 12 novembre a Cormons, debutto ufficiale a marzo al Rossini di Pesaro».

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