Monica: «Vi racconto la mia Giovanna D’Arco»

1 Dicembre 2018

La Guerritore ad Atri il 7 dicembre con uno spettacolo scritto e diretto da lei «Questa storia è un inno alla libertà dei popoli e all’emancipazione personale»

Coraggio e forza, tenacia e eroismo. Sono questi alcuni degli elementi che caratterizzano lo spettacolo “Giovanna D’Arco”, scritto, diretto e interpretato da Monica Guerritore e andrà in scena nella Notte dei Faugni ad Atri, il 7 dicembre alle 21 al Teatro Comunale, primo spettacolo della stagione di prosa 2018/19 con la direzione artistica di Pino Strabioli. Monica Guerritore ha parlato della sua eroina in questa intervista al Centro.
Come descriverebbe la sua Giovanna D’Arco; cosa l'ha spinta a lavorare su questo personaggio?
Giovanna è un inno alla Libertà dei popoli, inteso non solo come affrancamento dalle catene oppressive di un despota, ma anche come emancipazione personale, sussulto interiore per affermare gli eterni ideali per cui vale sempre la pena lottare. Il coraggio comincia quando una voce si fa sentire, scrive Dorfman. Ecco chi è Giovanna. La forza di combattere per cambiare il mondo. E' lo studente di piazza Tien An Men. E’ Martin Luther King. Quelle immagini sono riverbero emotivo e immaginario della parola coraggio. Stampate nella nostra retina e nel nostro cuore. Sono uomini perché è dell’uomo il compito di agire. Giovanna ha assunto in sé quella qualità virile, che ha combattuto con la forza del proprio corpo guidata dalla sua Anima.
Come ha portato avanti la sua ricerca per la scrittura di questo lavoro? Ha ripreso fedelmente la storia di Giovanna?
No, ho creato la trama, il tessuto dello spettacolo, usando il suo corpo, la sua mente e Dio. Il corpo, la realtà storica di Giovanna, è affidata alle parole che la raccontano di Franco Cardini. La mente, la visione, sono i versi di Maria Luisa Spaziani che descrivono l'incontro con l'Arcangelo Michele, la ferita a morte. Dio lo evoca il De Immenso di Giordano Bruno.
Quali caratteristiche la accomunano, da donna, al personaggio che interpreta?
Tutte. Anche la paura che per una notte, una sola notte, Giovanna ha avuto: la notte prima di essere uccisa. Ma quella paura, umanissima, l'ha vinta. Io cerco in me la forza, la fermezza, per superare le notti di paura.
Qual è la difficoltà maggiore quando si lavora al racconto di un personaggio come questo?
Dimenticarsi delle versioni romanzate precedenti e re-incarnarla con verità. Re-incarnare vuol dire quello a cui assistono gli spettatori: far passare attraverso la fatica del mio corpo la fatica della sua vittoria.
In base a cosa ha scelto la partitura musicale proposta?
Suggestioni di ritmica, di sensazioni, nessuna coerenza storica, ma musiche che raccontano il momento che vive ancora prima che lo si viva in palcoscenico. Giovanna è ferita da un colpo alla spalla, sta per morire e cade in un lungo volo di quattro minuti. L'unica musica che mi suonava dentro era: “Empty space, what are we living for/abandoned places I guess we know the score”, l'ultima canzone di Freddie Mercury.
Il 25 novembre è stata celebrata, come ogni anno, la giornata contro la violenza di genere, anche alla luce di questa piaga sociale qual è la forza di Giovanna D’Arco e quali insegnamenti possiamo trarne?
La forza virile di Giovanna è la capacità di dire di no: al potere temporale della Chiesa, alla sua paura. Le donne devono cominciare a prenderla come esempio. Mai rinunciare alla propria meravigliosa forza femminile e alla dignità. Io ho fatto passi di lato, ho detto moltissimi no, sono rimasta spesso ai margini del mondo a cui appartengo, ma quello che faccio, il mio teatro, mi appartiene e in quello mi riconosco. Non lo devo a nessuno e nessuno può dire di avermi piegata.
Ai giovani che amano il mondo dello spettacolo cosa consiglia?
Di capire dentro di loro che cosa significa per loro la parola spettacolo. Se ha a che fare con l'immagine: selfie, tv, fotografie, lascino stare questa intervista, non so cosa dire loro. Se invece vogliono capire cosa c'è in noi, quali sono le nostre mancanze, le nostre paure, le nostre debolezze e grandezze, si iscrivano a una Accademia d'Arte Drammatica e ne riparliamo.
Ad Atri e in generale in Abruzzo è mai stata?
Non sono mai stata, ed è bello scoprirla per la prima volta. L'Abruzzo però lo amo profondamente: è autentico e selvatico ed estremamente forte: nella natura, nelle persone. Io sono del segno del Capricorno e apprezzo.
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