Monterey, 50 anni fa l’Estate dell’Amore della musica rock

14 Giugno 2017

Il primo festival della controcultura hippy nel giugno 1967 nacque per riportare in scena i Beatles ma celebrò Hendrix

Prima di Woodstock e dell’Isola di Wight ci fu Monterey. Ma prima di Monterey non c’era niente. Nulla che assomigliasse a un festival di musica rock. L’idea stessa di un festival della nuova musica nata dal rock & roll nacque mezzo secolo fa, proprio a Monterey, una città nel nord della California, vicino a San Francisco. Lì, dal 16 al 18 giugno del 1967, si svolse il primo Pop Festival della storia, all’inizio di quella che è passata agli archivi del Novecento come la Summer of Love, l’Estate dell’Amore, quella del pieno fiorire della cosiddetta controcultura hippy e psichedelica.
Appena due settimane prima che sul palco del Monterey Pop Festival fosse suonata una sola nota, nei negozi di dischi di tutto il mondo era arrivato l’album che rappresentò la summa di quella cultura, il Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. La band di Liverpool doveva essere la star principale del raduno californiano. Questa era almeno l’intenzione dei due principali organizzatori del festival, il produttore discografico Lou Adler e John Phillips membro del gruppo The Mamas & The Papas. Lo stesso festival era nato con l’intenzione di radunare tutto il meglio della musica rock di quei tempi intorno a un concerto che segnasse il ritorno dal vivo del Beatles, a dieci mesi dalla loro ultima esibizione in pubblico avvenuta, a pochi chilometri da Monterey, nel Candlestick Park, lo stadio della squadra di baseball di San Francisco, il 29 agosto 1966. Ma i Beatles respinsero ogni invito. E a nulla valsero i servizi prestati da Derek Taylor, l’ex addetto stampa dei Fab Four, coinvolto nell’organizzazione del festival, che, dopo l’ultimo tour di John, Paul, George e Ringo, aveva mollato loro e le brume inglesi per rinfrescare la sua carriera in California come publicist di grandi band come i Byrds e i Beach Boys.
Ma nonostante il gran rifiuto dei quattro di Liverpool un pezzo di Beatles entrò a far parte del Monterey Pop Festival. Paul McCartney, infatti, era uno dei membri del cosiddetto Comitato dei garanti della rassegna, di cui facevano parte, fra gli altri, anche Donovan, Mick Jagger, Smokey Robinson e Brian Wilson.
Il Festival – che fu seguito da una platea di 200mila persone, la metà circa dell’oceano umano che avrebbe costituito il pubblico di Woodstock, due anni dopo – fu uno showcase di tutto ciò c he (a parte i grandi assenti: Beatles, Dylan, Rolling Stones e Beach Boys) rappresentava il meglio della musica rock, insieme, inevitabilmente, a nomi che la storia ha dimenticato a ragiione. Basta leggere il cartellone per convincersene. Il primo giorno, il 16 giugno, furono questi gli artisti che si esibirono: The Association, The Paupers, Lou Rawls, Beverly, Johnny Rivers, The Animals e Simon and Garfunkel.
Ecco invece il programma del 17 giugno: Canned Heat, ig Brother & the Holding Company con Janis Joplin, Country Joe and the Fish, Al Kooper, The Butterfield Blues Band, Quicksilver Messenger Service, Steve Miller Band, The Electric Flag, Moby Grape, Hugh Masekela, The Byrds, Laura Nyro, Jefferson Airplane, Booker T. & the M.G.'s e Otis Redding.
L’ultima giornata del festival, il 18 giugno, vide sul palco:Ravi Shankar, The Blues Project,Big Brother & the Holding Company, The Group with No Name, Grateful Dead, Buffalo Springfield,The Who,The Jimi Hendrix Experience e The Mamas & the Papas.
Il festival fu soprattutto una parata di gruppi americani, in particolar modo quelle band californiane dell’area della Baia di San Francisco con nomi lunghi quasi come gli assolo dei loro chitarristi. Con alcune star britanniche. Soprattutto gli Who, nella loro ultima fase mod-psichedelica prima di Tommy. E il Jimi Hendrix Experience, composto per due terzi da inglesi, che consegnò alla storia l’esibizione più memorabile della rassegna, conclusa con l’incendio della Stratocaster del chitarrista americano. Per Hendrix, Monterey segnò il ritorno in patria dopo un anno di esilio a Londra dove il suo manager e produttore, l’ex bassista degli Ainmals, Chas Chandler, aveva trasformato il chitarrista di spalla di gruppi di r &b in una stella della musica psichedelica. La leggenda racconta che gli Who, che conoscevano Hendrix, si rifiutarono di suonare dopo di lui per timore del confronto. E’ una leggenda credibile, se si tiene conto che Hendrix fondò sulla sua splendida esibizione a Monterey una carriera che, per quanto breve (sarebbe morto nel settembre del 1970), l’avrebbe portato sui palchi degli altri due grandi festival dell’epoca classica del rock: Woodstock nell’agosto 1969 e Isola di Wight nell’agosto del 1970. L’Estate dell’Amore, celebrata a Monterey, fu ancora più effimera della breve stagione di Hendrix. A sotterrarla ci avrebbero pensato le rivolte nei campus e le manifestazioni contro la guerra del Vietnam, ponendo fine, con la musica, anche ai sogni degli anni Sessanta.
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