Morena Gentile, la bella abruzzese che conquista Dante

4 Ottobre 2022

L’attrice pescarese è una donna amata dal Sommo Poetanell’ultimo lavoro di Pupi Avati: «Mia la scena più romantica» 

PESCARA . «Scrivete un libro solo di morti?». Una frase che resta impressa nel cuore e nella mente del pubblico, quella che la Donna gozzuta recita mentre diventa spettatrice della creazione della Divina Commedia. A interpretarla magistralmente nel Dante di Pupi Avati, nelle sale cinematografiche dal 29 settembre, è l’attrice Morena Gentile, abruzzese di Cugnoli.
Quello portato sullo schermo da Avati è il viaggio di Giovanni Boccaccio (Sergio Castellitto) nei luoghi e tra la gente conosciuta da Dante Alighieri: attraverso i suoi occhi, allo spettatore viene raccontata la storia del Sommo Poeta. Pupi Avati è partito dal Trattatello in laude di Dante scritto proprio da Giovanni Boccaccio. Suo illustrissimo ammiratore, fu Boccaccio ad aggiungere la parola “Divina” alla Commedia dantesca.
La Donna gozzuta accoglie il fuggitivo Dante durante l’esilio e diventa testimone della creazione di quella che è considerata la più grande opera della letteratura italiana e non solo. Morena Gentile ce ne ha parlato in questa intervista.
Com’è stato lavorare con Pupi Avati?
È una persona che ho sempre stimato, abbiamo avuto modo di conoscerci nelle varie accademie che ho frequentato a Roma, è stato mio maestro. Questa è la prima volta che lavoro con lui sul set: è stato emozionante, lo reputo tra i più grandi maestri del cinema italiano. Sul set c’è stata molta sintonia, è bastato poco per capire ciò che chiedeva. Mi ha totalmente affidato la scena più romantica, mettendomi nella condizione di poter dare il meglio di me in una scena per me totalmente nuova.
Come si è approcciata al personaggio della Donna gozzuta?
Quello della Donna gozzuta è un ruolo molto distante da me. L’ho voluto rendere affascinante rispetto a quelle che sono le sue diversità fisiche, ho lavorato sul rendere bello un qualcosa che non rientra nei canoni standard di bellezza. È un ruolo che ha richiesto anche una certa attenzione nella preparazione, richiedeva diverse ore di trucco.
Come si è preparata a interpretarla?
Soprattutto leggendo libri, cercando di capire chi fosse. Mi sono documentata, in particolare, con il libro di Alessandro Barbero sulla vita di Dante e con Le donne di Dante di Marco Santagata, che presenta un capitolo interamente dedicato a lei. Mi ha aiutato anche a capire il tipo di rapporto che ha avuto con Dante. La Donna gozzuta lo ospita mentre è in esilio, lo accoglie in casa. Dante la descrive come un’alpigiana dal bel viso ma gozzuta. Se ne innamora e a lei dedica la canzone Amor, da che convien pur ch’io mi doglia.
Cosa ha amato del suo personaggio?
È generosa e accogliente con chi non aveva ricevuto né generosità né accoglienza. Aveva di fronte una persona che nella società era considerato diverso per ideali. L’accettazione del diverso che compie su se stessa, gozzuta, la porta ad accettare Dante anche se fuggitivo. Per me è stato meraviglioso avere l’opportunità di interpretarla, un grandissimo dono ricevuto.
Qual è secondo lei il punto di forza del film?
La narrazione del viaggio fatta da Boccaccio. Tutto il percorso che compie Boccaccio per arrivare dalla figlia di Dante, Suor Beatrice, per consegnarle i fiorini d’oro a risarcimento simbolico. La narrazione rende tutto molto più affascinante. È un’immagine speculare del viaggio della Divina Commedia: Boccaccio è il nostro Virgilio. Partecipare a questo film è stato per me un viaggio meraviglioso. Il messaggio che il maestro Pupi Avati vuole diffondere è che Dante è uno di noi, una persona come noi, dotato di un talento straordinario che ha lottato per portare avanti. È un film molto adatto alle scuole, per approcciarsi alla vita di Dante e alla sua opera più grande.
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