Morgan: torno in Rai con musica immortale

7 Aprile 2023

Per quattro sere rivivono Modugno, Battiato, Battisti, Bindi

«Ringrazio la Rai per avermi dato fiducia. Ora con questo programma credo di aver superatola prova». Lo dice Morgan che torna in tv con il nuovo show dedicato alla musica che si chiama StraMorgan – dalla fusione del nome d’arte di Marco Castoldi e del cognome di Pino Strabioli che sarà al suo fianco – e andrà in onda su Rai 2 in seconda serata per quattro sere consecutive. tutte in una settimana (da lunedì 10 a giovedì 13 aprile) per raccontare in musica su Raidue quattro mostri sacri: Domenico Modugno, Franco Battiato, Lucio Battisti e Umberto Bindi. E il conduttore spiega così la scelta dei nomi, a dispetto dei «277 cantautori e cantautrici che abbiamo in Italia, compresi quelli scarsi: Modugno è il Cantautore con la C maiuscola, il padre dei padri; di Battisti ricorrono gli 80 anni dalla nascita e i 25 dalla morte; Battiato lo sentiamo tutti; Bindi ha bisogno di essere risarcito, lui è la zona in cui artisticamente si concentra la tematica dei diritti sessuali e delle libertà individuali che oggi è di primaria importanza».
Il programma racconterà storia, percorso, curiosità, contaminazioni con la musica internazionale e la grande eredità che questi grandi artisti ci hanno lasciato. Nei quattro viaggi musicali, eclettici e unici alla maniera di Morgan e del suo pianoforte, un ruolo fondamentale avranno la sua band e l’orchestra composta da giovani talenti provenienti dai Conservatori italiani, diretti dal maestro abruzzese Angelo Valori, direttore d’orchestra dal Conservatorio di Pescara.
Lo show è stato presentato ieri a Viale Mazzini dal direttore Intrattenimento Rai Stefano Coletta con il vicedirettore Giovanni Anversa insieme ai due conduttori. Per raccontare al meglio i quattro artisti scelti, li ha abbinati ad altrettante star internazionali: Modugno con Elvis Presley, Battiato con Brian Eno, Battisti con David Bowie e Bindi con Freddie Mercury. Certo, lui ne avrebbe fatti anche altri («come De André, Tenco e Dalla, ma prima li devo studiare, che non vuol dire andare su Wikipedia, è uno studio che dura anni») e, forse, ne avrebbe messo anche più di uno per puntata ma, dice, «la Rai vuole puntate monografiche». Tanti gli ospiti che sfileranno sul palco accanto a Morgan da Dolcenera a Tony Hadley, da Vinicio Capossela a Gino Paoli, da Giovanni Caccamo o Chiara Civello a Paolo Rossi, Avincola e Carlo Guaitoli.
Tanti, rivela Morgan, anche «i non ospiti: qualcuno aveva da fare, altri non se la sentivano. Marco Mengoni non so perché non sia venuto, mi piacerebbe parlarci per capire. Madame, invece, ce l’ha con me perché ho detto che se la tira. Evidentemente avevo ragione. Lei mi sembra moto brava, complicata, contorta, un po’ noir, con un pensiero decadente. L’invito è sempre aperto, magari per il prossimo programma, però molti hanno fatto bene a non venire, avrebbero trovato un’autenticità nel fare musica per cui non sono pronti». Dalla musica, che definisce «il più grande collante che ci sia», al Festival di Sanremo è un attimo: «Non è vero che ho chiesto di fare Sanremo al fianco di Amadeus ma se me lo proponesse accetterei perché non ho rivali». L’ex Bluvertigo e giudice di X Factor lancia poi critiche ai media: «In questi anni ho proposto molti progetti ma con scarsi esiti», e incolpa i giornalisti di aver costruito di lui un’immagine che lo ha danneggiato. Ma questa è una «grande occasione anche per la Rai, che lo ha prodotto negli studi di Torino, «perché è un programma fatto tutto con forze interne in un’epoca in cui non è così che funziona, perché ci sono produttori esterni e assalti alla diligenza. È peccato non vedere usata la competenza che c’è in Rai». Infine, è una chance per il pubblico «perché vuole capire. Non si può pensare sempre che stia lì per prendere cose ridotte ai minimi termini, con un linguaggio pre-alfabetico. A furia di essere larghi si cade in basso». E alla domanda se non sia arrivato il momento di “diventare grande”, il musicista 51enne risponde: «Sento di essere diventato grande, cioè responsabile, ed è un modo per mostrare il mio lavoro. L’organismo ha un tempo stabilito, una curva che sale e scende e io ora sono a metà strada. Prima facevo spettacoli di 4 ore perché andare in scena è una cosa che mi accende. Come canta Finardi, mi brucio ma non mi spengo. Ora, invece, mi spengo un po’».