Nanni Moretti racconta il colpo di Stato in Cile

19 Settembre 2018

In chiusura del Torino Film Festival il documentario del regista romano “Santiago, Italia”

TORINO. Il film di chiusura della 36/a edizione del Torino Film Festival (23 novembre - primo dicembre) sarà “Santiago, Italia” di Nanni Moretti. Il film-documentario racconta, attraverso le parole dei protagonisti e i materiali dell'epoca, i mesi successivi al colpo di stato dell'11 settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende, e si concentra in particolare sul ruolo svolto dall'ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet, consentendo poi loro di raggiungere l'Italia. All'alba dell'11 settembre 1973 i caccia bombardavano il palazzo presidenziale della Moneda di Santiago e la marina si ammutinava a Valparaiso. Poi l'assalto dei carri armati del generale Augusto Pinochet che culminò con l'uccisione di Salvatore Allende. Finiva così nel sangue l'esperienza democratica di Unidad popular che aveva portato le sinistre al governo in Cile.
Prodotto da Sacher Film, Le Pacte, Storyboard Media e Rai Cinema, il film uscirà al cinema il 6 dicembre distribuito da Academy Two. L'ultimo lavoro di Nanni Moretti risale al 2015: si tratta del film Mia madre, presentato in concorso al Festival di Cannes.
L’annuncio del nuovo film di Moretti era stato dato, nell’ottobre dell’anno scorso, da Fernando Ayala Gomez, ambasciatore cileno in Italia, che ne ha parlato a Bologna nel corso di un convengo sul colpo di stato del 1973. Nell’aprile dellanno scorso il regista romano è stato ospite a Santiago del Cile dove si è tenuta una lezione preparatoria sul lungometraggio con la presenza, tra gli altri, del critico Christian Ramirez e dell’editore Hèctor Soto.
«Il più importante cineasta della post modernità»: con queste parole è stato definito Moretti dai critici cileni, che, scriveva l’anno scorso il sito internet Artspecialday.com, «rivedono in lui le qualità necessarie per intraprendere la strada tracciata dai più grandi interpreti cinematografici italiani del dopoguerra. Persistono testimonianze passate degli ottimi rapporti tra il cineasta romano ed alcuni esponenti significativi della cultura filmica cilena».
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