’Nduccio si racconta: i miei quarant’anni di risate ma sento tanta nostalgia

21 Dicembre 2021

Più di quarant’anni di carriera: la prima musicassetta l’ha incisa nel 1997 quando faceva ancora il tecnico alla Sip, poi gli spettacoli in piazza, la radio, la televisione. Ma dietro il successo di...

Più di quarant’anni di carriera: la prima musicassetta l’ha incisa nel 1997 quando faceva ancora il tecnico alla Sip, poi gli spettacoli in piazza, la radio, la televisione. Ma dietro il successo di ’Nduccio, ambasciatore delle risate d’Abruzzo, c’è anche tanta nostalgia: «Io sono cancro, ascendente capricorno. Sono crepuscolare, affezionato ai ricordi, cammino all’indietro e recupero sempre il passato». ’Nduccio, all’anagrafe Germano D’Aurelio, si racconta a “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete 8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle 21 con la regia di Antonio D’Ottavio (repliche il mercoledì a mezzanotte, il sabato alle 22 e il martedì alle 13.30). Da quando era piccolo, un bambino terribile: «Prendevo due pezzetti di canna e facevo finta di dare l’acqua alla vigna e poi con quelle stesse bacchette fingevo di suonare il flauto e dicevo che volevo fare un po’ il “cafonista” e un po’ il bandista: ci sono riuscito. Comunque ero un bambino disgraziato: a 6 anni ho tirato una coltellata a un compagno di giochi, mi aveva fatto arrabbiare. Poi però ci ho sofferto tantissimo e siamo ancora amici». Fino al successo: «Non è stata una vita facile, ma ho avuto la fortuna di incontrare il pubblico. Tutto quello che mi mancava l’ho avuto dal palco».
IN SEMINARIO Don Germano, c’è mancato poco che finisse così. «A 11 anni sono entrato in seminario. Provengo da una famiglia cattolica e credente, mia madre e soprattutto mia zia, e vivevo in un contesto in cui coltivare lo spirito era importante: diciamo che ho sentito la chiamata ma poi ho capito che qualcuno aveva sbagliato numero. Però ci ho creduto per un po’: sono stato per 5 anni nella Pia Società San Paolo, mi affascinava la tipografia e ho fatto il correttore di bozze: ho letto circa 500 romanzi, non ho assimilato una grande cultura però qualcosa è rimasto». Adesso ’Nduccio è sposato da una vita e ha 4 figlie.
IL DOLORE PER IL PAPà A 15 anni la scomparsa del padre in un incidente agricolo con il trattore a Francavilla: «È stato un eroe: ha affrontato le guerre, dall’Africa alla Grecia, proprio lui che era una persona tranquilla e non un avventuriero. Ci ha portato foto strazianti del fronte: la guerra è contro la vita. Il giorno dell’incidente non è stato il più doloroso di tutti: mi hanno detto della tragedia piano piano, ma man mano che passavano gli anni mi accorgevo che quanto mi mancava». Resta un ricordo: davanti a un tramonto, il papà che lo prende in braccio e gli parla della bellezza dell’Africa: «E io ho fondato l’associazione Fratello Mio da 23 anni. Andare in Africa sarà l’ultimo viaggio che farò».
IL SUCCESSO «Non è mai stato un obiettivo», racconta ’Nduccio pensando alle piazze piene, l’immagine del riscatto di chi da piccolo aveva poco. Sarà anche per questo che è un estimatore di un altro abruzzese affamato, il ciclista Vito Taccone. Dal 1977 a oggi, ’Nduccio ha pubblicato 14 prodotti discografici tra vinili, musicassette, stereo8, 45 giri, 33 giri e cd. E poi tanta televisione, anche con Renzo Arbore e a “Seven Show”, personaggio fisso di Rete8, e radio a gogò. La serenata “Signorì”, quella della “luna tra le fronne”, è piaciuta tanto ad Arbore: «Quando l’ho scritta pensavo di farla cantare proprio ad Arbore. La prima volta che l’ho cantata in tv è stata un successo, una raffica di applausi. Il giorno dopo Arbore mi ha telefonato e mi ha detto: sei tanto simpatico anche a Vincenzo Mollica ed è stata una svolta».