Nel chiostro dell’Abbazia con l’Abruzzo di Manganelli

MORRO D’ORO. Da mezzogiorno al tramonto fra cultura ed enogastronomia. Alle ore 12 di domani, 23 dicembre, si apre il portone dell’Abbazia di Santa Maria di Propezzano di Morro d'Oro, una delle perle...
MORRO D’ORO. Da mezzogiorno al tramonto fra cultura ed enogastronomia. Alle ore 12 di domani, 23 dicembre, si apre il portone dell’Abbazia di Santa Maria di Propezzano di Morro d'Oro, una delle perle architettoniche abruzzesi in territorio teramano, sede della omonima azienda vitivinicola che ha organizzato per Natale un evento pubblico e, per l'occasione, si potrà visitare il suggestivo chiostro e i piani superiori e degustare anche i vini di Propezzano e altri prodotti tipici.
La giornata inizia con la mostra “L'Abruzzo di Giorgio Manganelli. Immagini dal Teramano”, curata da Giorgio D'Orazio, Gaetano Carboni e Paolo de Strasser, quest’ultimo proprietario della fattoria-abbazia teramana e promotore dell'iniziativa culturale.
A seguire, intorno alle ore 15, va in scena il pomeriggio jazz con il concerto di Simona Capozzucco (voce), Manuel Trabucco (sax) e Paolo Catone (piano).
«L'idea di ospitare questa piccola ma significativa mostra in questo luogo», spiega Paolo Savini de Strasser, «prende spunto dalle immagini scattate da Manganelli a Propezzano alla fine degli anni ’80, quando visitò l'Abbazia, allora non ancora interessata dal restauro. L’incontro con i curatori D'Orazio e Carboni e la collaborazione con il Centro Studi Giorgio Manganelli, nella persona di Lietta Manganelli, ha fatto il resto.
Tra l'altro è anche un'occasione per sostenere le iniziative del Centro Studi che continua a diffondere l’opera e il pensiero di un autore fondamentale».
Sono tre le «immagini» che legano una leggenda della letteratura come Giorgio Manganelli (1922-1990) all’Abruzzo: alcune fotografie, alcune cartoline, alcune pagine. Le prime si riferiscono al reportage amatoriale che Manganelli, durante il suo «viaggio in Abruzzo», scattò per immortalare gli scorci più affascinanti ai suoi occhi; le seconde che, come era abitudine, acquistò per la sua collezione in quell'occasione, nelle tappe che lo avevano maggiormente interessato; infine le terze, le più eloquenti, anche visivamente, ovvero quelle «fotografie letterarie», quelle puntuali, puntute e pungenti descrizioni che impresse la penna di Manganelli per quegli storici «servizi».
Da qui l'idea di mettere in mostra un percorso tra immagine e parola che lega Manganelli e l’Abruzzo, proposto per la prima volta nell'ambito del festival di fotografia del paesaggio Loretoview 2014 e successivamente in altre sedi, ed oggi riproposto – focalizzato sulle località della provincia di Teramo visitate da Manganelli – in questa spettacolare architettura che lo colpì e a cui dedicò alcuni scatti, interessanti perché fermati prima del restauro, come si può notare dalle foto scattate invece dopo i lavori dalla proprietà.
Ma come è nato il reportage abruzzese di Manganelli? Nella primavera del 1987, interpellato dal quotidiano Il Messaggero, accetta di partire per l’operazione “L’Abruzzo di Manganelli”, un’idea del giornalista Pino Coscetta «per rivisitare una regione-pilota e proporla con una serie di grandi reportage sulle pagine della cultura». «Avremmo passato tre mesi insieme tra un viaggio e l’altro» scrive Coscetta nel volume “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli” (Solfanelli, 2012) «“compitando il compito” – come diceva lui – di un’estemporanea scoperta dell’Abruzzo che io, giornalista, avrei dovuto proporre e lui, scrittore, produrre per le pagine della cultura del Messaggero».
Fra le tante località, protagoniste o comparse, delle escursioni abruzzesi, Manganelli annovera in particolare Teramo e Atri, a cui dedica delle pagine di grande intensità descrittiva, concentrandosi sull'anima dei luoghi quanto sull'espressività dei monumenti in maniera magistrale.
Questi e altri articoli sulle tappe abruzzesi usciti sul Messaggero, entrano poi a far parte del libro postumo “La favola pitagorica”, luoghi italiani descritti dal Manga tra il 1971 e il 1989, pubblicato da Adelphi nel 2005. (cr.sp.)
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