“Nella stanza di Eleonora”: Bucci è la Duse senza il Vate

LANCIANO. Sul palco del Teatro Studio di Lanciano/Treglio, diretto da Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini, arriva domani, alle ore 18, Elena Bucci che si misura con una leggenda del teatro,...
LANCIANO. Sul palco del Teatro Studio di Lanciano/Treglio, diretto da Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini, arriva domani, alle ore 18, Elena Bucci che si misura con una leggenda del teatro, Eleonora Duse, con lo spettacolo di cui è autrice e interprete “Nella stanza di Eleonora” . Elena Bucci è una delle attrici più affermate del panorama teatrale italiano. Negli ultimi trent’anni il suo lavoro ha dato luogo a un originale percorso culturale e creativo contrassegnato da una precisa urgenza espressiva. Per questo spettacolo ha attinto a lettere, scritti, testimonianze indirette che percorrono tutto l’arco della vita di Eleonora Duse, «e il criterio di scelta», spiega, «è stato assolutamente personale, pur nel tentativo di comprendere e rispettare.Per accogliere questo invito appassionato», spiega a proposito della replica in Abruzzo «ho adattato il mio lavoro allo spazio a disposizione e ho rinunciato a ogni apparato della scena per puntare sulla forza della parola e della musica. Mi sono ispirata al testo dello spettacolo per farne una lettura. In tempi nei quali il teatro tanto soffre e tanto rivive, è una bella sfida ritrovarne le radici, l’estrema sintesi e semplicità». Eleonora Duse, nata nel 1858 e morta nel 1924, fu attrice e capocomica. La libertà del suo agire rivoluzionò e sconvolse il teatro del suo tempo. Detestava biografie, autobiografie e le commemorazioni. Dunque di lei restano lettere, scritti e testimonianze indirette. «Per me, fu anche una donna straordinaria», sottolinea Bucci. «C’è un tempo della vita in cui non bastano più mestiere, tecnica, lavoro, ma ci si domanda dove ci portino e cosa c’è oltre e altrove. Io ero proprio lì, quando, parlando con un amico sapiente, mi sono accorta che gli scritti e il pensiero della Duse mi avevano accompagnato per tutta la mia vita teatrale. Ho cercato un luogo che mi parlasse e dei compagni generosi, e dedicando questo lavoro a lei ho raccolto i fili delle mie inquietudini, sperando che non fossero solo mie». Lo spettacolo è scritto nel corpo, senza retorica, «ed è questo che cercavo, e questo è il cuore del mio lavoro su Eleonora Duse», sottolinea poi, «immaginata nel momento in cui, malata e sostituita da Gabriele D’Annunzio nella Figlia di Iorio, prende il copione e recita tutte le parti, tutte le scene, tutte le figure, davanti allo sguardo allucinato di Matilde Serao, puntuale e quasi invadente osservatrice e testimone».