New York Serenade viaggio sentimentale nella storia del rock

24 Gennaio 2017

Un libro di due freelance italiani racconta con le immagini i luoghi mitici di Hendrix, Reed e altre star nella Grande mela

di Giuliano Di Tanna

«All’inizio dei Sessanta, quando è ancora uno studente della Syracuse University, Lou Reed scrive una song descrivendo un appuntamento ad Harlem, sull’angolo tra la Lexington Ave e la 125th Street, per comperare 26 dollari di pessima eroina da un tizio (the man). “I’m waiting for the man” è una delle prime song che Reed registra con John Cale e Sterling Morrison. Uscita nel marzo 1967, sull’album di debutto dei Velvet Underground».

Quell’incrocio non è più lo stesso nella “Città che non dorme mai” e che si trasforma, quasi ogni giorno, sotto gli occhi di chi vi abita o la visita in vacanza. E’ anche per questo, per rintracciare ciò che c’era e che non c’è più, che due italiani, un fotografo, Ciro Frank Schiappa, e un giornalista, Michele Primi, hanno deciso di raccogliere le tracce della musica rock a New York. Quel viaggio sentimentale è diventato un libro che si chiama New York Serenade, pubblicato da Skira Editore (160 pagine, 32 euro), per ora solo in inglese. Gli autori? Michele Primi, giornalista freelance e scrittore per televisione e radio, è collaboratore per Rolling Stone, GQ, Emergency, Peace Reporter and Riders e autore per Virgin Radio, Virgin Tv e Mtv Italy. E Ciro Frank Schiappa, fotografo professionista, è specializzato in ritratti e architettura. Le sue foto sono state pubblicate in numerosi articoli e riviste come Bystander, History of Street Photography, Here is New York, Work in progress. Il titolo del libro è ripreso da una canzone di Bruce Springsteen del 1973, in cui il musicista del New Jersey guardava The City (New York) con gli occhi incantati di un provinciale. In copertina c’è una foto del palazzo che compare su“Physical Graffiti”, l’album del 1975 dei Led Zeppelin.

Il libro New York Serenade è una passeggiata tematica nei luoghi della città legati alla storia del rock fatta attraverso 55 foro a colori e un puzzle di testi che accompagnano e completano le immagini: frammenti di canzoni, pensieri, ricordi degli stessi musicisti e storie sui luoghi che raccontano la boutique dove Jimi Hendrix passava i suoi pomeriggi; l’ex rifugio per poveri e immigrati nella Lower East Side trasformato in condominio negli anni Ottanta dove abitava Iggy Pop; la prima casa di Patti Smith e Robert Mapplethorpe, il magazzino su Norfolk Street che ospitava il Tonic Club; gli ex locali del New York’s Bottom Line oggi trasformati in un ufficio della New York University; l’intersezione tra la 53esima e la Third Avenue, conosciuta come “The Loop” a causa dell’alta concentrazione di prostituzione maschile, che ispirò il secondo singolo dei Ramones, che nella canzone “53rd &3rd” scritta da Dee Dee Ramone, raccontavano la storia di un gigolò che uccise un suo cliente con una lametta.

Ecco altri pezzi del puzzle sentimentale di New York Serenade.

«Il 2 luglio 1966 Linda Keith, la fidanzata di Keith Richards convince tutti i Rolling Stones ad andare a vedere uno sconosciuto chitarrista fantastico chiamato Jimi Hendrix che quella sera avrebbe suonato con The Blue Flames all’Ondine, il club sulla East 59th, proprio vicino al Queensboro Bridge»; «Il 16 ottobre 1971 John Lennon e Yoko Ono prendono in affitto da Joe Butler (degli Lovin’ Spoonful) il loro primo appartamento a New York, al 105 di Bank Street, nel Greenwich Village. Due ampie stanze e una scala a chiocciola di ferro che porta al piccolo giardino sovrastante»; «Nel 1974 Leonard Cohen scrive una song che parla dell’incontro nell’ascensore del Chelsea Hotel con una nota cantante, con cui fa sesso. La canzone si intitola “Chelsea Hotel #2”. Anni dopo Cohen confessa che si trattava di Janis Joplin»; «Il primo appartamento a New York di Debbie Harry dista un solo blocco dal CBGB, sulla Bowery Street di Lower Manhattan. Il piano terra dell’edificio è stato trasformato in un negozio illegale di liquori e nessun appartamento ha il riscaldamento. Debbie lo descrive allora un luogo scuro e cupo (“…a bowery hellhole!”) in cui avvengono spesso fenomeni di poltergeist!».

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