Nicole, Uma, Isabelle, Tilda... la Croisette tutta al femminile

Si parte il 17 maggio con Les fantomes d'Ismael, poi il ritorno di Sofia Coppola Fuori concorso l'Italia delle periferie con le sue donne forti e i cattivi veri
Già con le star presenti nella giuria del 70/mo festival, si potrebbe esaurire il capitolo: Jessica Chastain, Will Smith, il presidente Pedro Almodovar, Uma Thurman a Un Certain Regard per citarne alcune. Poi la madrina, la nostra Monica Bellucci affascinante protagonista dei galà del 17 maggio e della premiazione con il palmares di domenica 28. Anche Claudia Cardinale, protagonista del manifesto di Cannes, non dovrebbe mancare sulla Croisette.
L'elenco è lungo: si comincia con l'apertura con Les fantomes d'Ismael di Arnaud Desplechin che porterà sulla Montee des Marches Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel e la nostra Alba Rohrwacher protagoniste e si prosegue con Tilda Swinton, Jake Gyllenhaal, Paul Dano e Lily Collins per lo sci-fi Okja del coreano Bong Joon-ho. Nicole Kidman è la reginetta di questa edizione, con un grande ritorno nel segno di tre film, di cui due in concorso, L'Inganno di Sofia Coppola e in The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos e una serie tra gli eventi speciali, Top of the lake: China Girl di Jane Campion.
Altra sicura protagonista è Kristen Stewart, ormai un habituè di Cannes, stavolta con l'esordio da regista, nel corto Come Swim. Dall'America arrivano Joaquin Phoenix (barbuto) protagonista di You were never really here della scozzese Lynne Ramsay, il cast all star di The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach con Dustin Hoffman (anche lui avrà la barba folta sulla croisette come nel film?), Ben Stiller, Adam Sandler, Emma Thompson e Candice Bergen.
Che sia Venezia o Cannes, nessuno dei due può fare a meno di Isabelle Huppert la perfezionista, stavolta sulla Montee des Marches per Happy End del grande Michael Haneke, con Jean Louis Trintignant e Mathieu Kassovitz su cui c'è già ansia da palma d'oro. E poi ancora la Julienne Moore invecchiata per Wonderstruck di Todd Haynes, Robert Pattinson per Good time, Ellen Fanning, Kirsten Dunst e Colin Farrell (oltre alla solita Kidman) per L'inganno di Sofia Coppola. Se anche 10 dei 217 attori di Twin Peaks, facessero il red carpet con David Lynch per l'attesissima premiere della serie che ci riporterà indietro di 25 anni, potrebbe andare bene: Kyle MacLachlan, Naomi Watts, Richard Chamberlain, Amanda Seyfried, Sheryln Fenn, David Duchovny.
E l’Italia? Il cinema dello Stivale escluso dal concorso è presente al Festival proprio con le donne (e le periferie) nelle sezioni speciali. Le donne forti che resistono, i bambini che colpe non hanno, la periferia: è con questo volto, tutt'altro che perfetto, certamente urticante ma anche molto realistico, che l'Italia va al festival di Cannes grazie ai film di registi che non hanno paura di raccontare dove siamo e come siamo. C'è Fortunata (Jasmine Trinca) che nell'omonimo film di Sergio castellitto (sezione Un Certain Regard) si affatica dalla mattina alla sera, troppo giovane e confusa per crescere la figlia e resistere a un marito violento che non si rassegna al fallimento del matrimonio come troppo spesso accade. E l'indipendenza economica è l'occasione del riscatto di una vita piena di dolori. C'è Giovanna (Raffaella Giordano) che nel film di Leonardo Di Costanzo L'Intrusa (Quinzaine des Realisaterus) alla periferia di Napoli ha fondato una masseria per bambini, un'oasi, per sottrarli al degrado ma che si trova ad accogliere, con tutti i drammi che ne conseguono, Maria che è la moglie di un killer camorrista che vuole sfuggire al “sistema” della sua famiglia. In Sicilian ghost story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia (Semaine de la critique) c'è Luna (Julia Jedlikowska polacco-palermitana), una ragazzina testarda che lotta nel paese dell'omertà perché il suo compagno di classe Giuseppe (Gaetano Fernandez del quartiere Zisa di Palermo) di cui è innamorata è scomparso e nessuno lo cerca neppure la polizia, è figlio del pentito ed è meglio non parlarne (è l'atroce storia di Giuseppe Di Matteo il bambino sciolto nell'acido dai corleonesi di Brusca e il film sotto forma di fiaba ha il valore di ricordarcela). C'è Agnese (Selene Caramazza) di Cuori puri esordio di Roberto De Paolis (Quinzaine) che a 18 anni è sotto lo scacco della madre che le vorrebbe far prendere il voto di castità e invece perde la verginità dietro ad un ragazzo di borgata che arranca e si arrangia (Simone Liberati). E poi ci sono i bambini, le vittime di tutto, che colpe non hanno ma che da sempre sono a rischio di persecuzione per le colpe dei padri, i figli dei camorristi di Scampia e dei mafiosi di Altofonte oppure i rom di A ciambra di Jonas Carpignano (Quinzaine), che vivono da sempre a Gioia Tauro in Calabria e che il regista per dare maggiore verità ha preso proprio nella loro comunità. Sullo sfondo, ma alla fine protagoniste più degli attori, ci sono le periferie, i territori dove i conflitti sociali diventano aspri, dove la guerra è tra poveri, dove legalità e illegalità si fronteggiano anche nelle piccole spicciole cose e dove il razzismo contro profughi, rom e migranti può diventare necessità. Unica eccezione a quest'Italia brutta sporca e cattiva che va a Cannes è Dopo la guerra, il film di Annarita Zambrano (Un Certain Regard) che racconta un dramma familiare all'interno di una famiglia borghese lacerata dalla violenza degli anni '70, tra fuoriusciti accolti dalla Francia e parenti in Italia costretti a fare le spese della giustizia. Con Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Charlotte Cetaire e Jean Marc Barr nel cast.
Antonio Giannini