«Niente concerti per questa estate ma non molliamo»

19 Maggio 2020

Il titolare della Best Eventi: «Dopo lo Jova Party era l’anno dei Simple Minds a Pescara, invece...»

C’è lui dietro ai grandi eventi musicali che animano l’estate abruzzese: l’ultimo, e quantomeno memorabile, lo Jova Beach Party 2019 a Montesilvano; e, ancora, l’anno scorso Ben Harper a Chieti, Mika due anni fa sempre alla Civitella. Il prossimo di altrettanta caratura doveva essere la tappa pescarese (tra le 4 in Italia, tra cui l’Arena di Verona) dei Simple Minds con il 40 Years of hits Tour, il 16 luglio al Teatro monumento d’Annunzio.
Lui è Andrea Cipolla, 32enne pescarese titolare della Best Eventi, agenzia che organizza spettacoli a livello nazionale attiva da 12 anni (il debutto con J-Ax al Pala Giovanni Paolo II nel 2008 di Pescara). Freschissima la notizia ufficiale che l’estate 2020 del rock e del pop dal vivo viene silenziata dall’emergenza sanitaria da coronavirus (vedere l’elenco in basso), ma era nell’aria da tempo che i festosi e attesi raduni di fan di ogni età sotto i palchi della musica fossero impensabili in tempo di divieto di assembramenti e di contagi striscianti. Introvabile una percorso protetto perseguibile.
E alla tristezza che questo vuoto improvviso di note lascia, fa eco un gigantesco danno economico che tocca non tanto i grandi nomi che rinunciano all’esibizione quanto un intero settore di lavoratori dello spettacolo che viene definito in questi giorni «degli invisibili», che va dai fonici a chi si occupa del facchinaggio. Dietro un concerto ci sono minimo una cinquantina di persone, tra quelle in tour al seguito della band (in genere una ventina) a quelle ingaggiate nella città che ospita la tappa. Calcoli e moltiplicazioni per quantificare la perdita sono facili e da brividi.
Cipolla la mazzata è arrivata, e adesso?
Al momento lungo delle non certezze, delle intuibili supposizioni, segue la realtà: noi facciamo, per natura stessa dell’evento, grandi assembramenti e potremo tornare a farli solo quando ci sarà una cura o un vaccino per il Covid. O un miracolo (sorride).
Cosa aveva in cantiere?
Io avevo in stand by i Simple Minds a Pescara, il Terra Sound Festival a Montesilvano dove avevamo annunciato Levante, poi Pintus ad Ancona, Raphael Gualazzi a Senigallia. Ma la programmazione dell’estate dei concerti si era fermata sul nascere all’inizio della pandemia. Abbiamo aspettato il decreto sperando che, come hanno fatto in Olanda, Belgio, Germania, Francia, venissero indicate delle date per riprendere. Questo ci permetterebbe di dare una precisa comunicazione per esempio anche sull’uso da fare dei biglietti venduti e vaucher.
Parla di ripartenza, è ottimista dunque?
Io sono ottimista e realista: nei prossimi 2 mesi non si farà nulla da local promoter, ma da estate 2021 saremo di nuovo in pista.
E questa pausa cosa comporta in termini economici?
Un discorso complesso. Diciamo che nella mia agenzia siamo in 4 “fissi” ma muoviamo lavoro. Per un evento come quello di Jovanotti per esempio hanno lavorato 2000 persone (700 ingaggiate tra Pescara e Montesilvano), per uno spettacolo in teatro il numero è nettamente inferiore ma non meno di una cinquantina di lavoratori tra facchinaggio, impianto audio-luci, service, catering, tecnici di altro genere. Tutte persone che vengono chieste al local promoter dalla produzione, che ci dice quante persone servono e con quali profili professionali da mettere a disposizione per la realizzazione del concerto. Tutta gente del luogo.
Insomma, un problema serio anche in Abruzzo.
Un disastro direi: molte cooperative sono in difficoltà importanti, le grosse aziende tipo la Vivo Concerti le vogliono aiutare, ma bisogna capire i termini.
Avete proposte come professionisti del settore?
Noi abbiamo l’Assomusica, che raccoglie tutte le agenzie di medie e grandi dimensioni e attraverso di essa formuliamo richieste: le date per programmare, agevolazioni Iva, fondi di emergenza. Aiutare i lavoratori dello spettacolo è fondamentale per la ripresa, a cominciare da quella del turismo. È importante che il reddito di emergenza vada a sostenere “gli invisibili”, senza i quali non si fa nulla. Agli artisti a un certo livello non crea problemi non lavorare un anno, ma tutti gli altri?
Si può azzardare ora una quantificazione della cifra che senza il pop e il rock si perderà in Abruzzo?
In generale la stagione estiva dei concerti persa forse può valere 10 milioni di euro, pensando alla mancata ricaduta sul territorio, calcolando discoteche, turismo musicale, hotel ristoranti... 500 persone in media che non lavoreranno.
Dello streaming che pensa?
Una vera alternativa ai concerti non c’è. Non è lo stesso, e poi non ti fai i selfie col pc, non vivi quella atmosfera unica che ti porta a fare chilometri e chilometri per vedere a ascoltare il tuo beniamino. Va bene per la quarantena, per tenerci legati alla musica. Ma poi basta.
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