«Non chiamatela carriera Un film per me è solo vita»
VENEZIA. Per Tilda Swinton, camaleontica, indecifrabile, anticonformista, talentuosa, la definizione “attrice” è da sempre un'accezione riduttiva, è molto altro che interprete di un copione. 59 anni,...
VENEZIA. Per Tilda Swinton, camaleontica, indecifrabile, anticonformista, talentuosa, la definizione “attrice” è da sempre un'accezione riduttiva, è molto altro che interprete di un copione. 59 anni, scozzese, ha visto il primo film ad otto anni e si è innamorata del cinema, ha esordito nel 1986 con Caravaggio di Derek Jarman e ogni volta pensa che stia per fare un ultimo film e ritirarsi «a curare il giardino, poi qualcuno mi tenta e torno sul set». Sul palco della Sala Grande ieri sera, nella cerimonia di apertura di Venezia 77 durante la quale ha accettato il Leone d'oro alla carriera, ha incantato il pubblico con una toccante elegia sul cinema. Ieri alla masterclass, sold out da giorni, con uno di quei completi verde acido che solo lei porta con grazia, si è raccontata per un'ora, «rilassata, tranquilla, perché c'è interazione, e io invece, ogni volta che mi presento al pubblico, devo superare le mie paure, in genere sono timida». «Mi commuove anche parlare del Leone d'oro ricevuto, ma voglio precisare che nella parola “carriera” io proprio non mi riconosco, vorrei sostituirla con la parola “vita”, perché per me l'unico modo di sviluppare il cinema è stato ed è la vita».