Pablo Trincia racconta le storie dei naufraghi e le loro voci disperate

17 Gennaio 2022

ROMA. È la notte freddissima del 13 gennaio 2012. La Costa Concordia, gigante bianco con a bordo più di quattromila persone tra passeggeri ed equipaggio, è nel pieno del suo itinerario attraverso il...

ROMA. È la notte freddissima del 13 gennaio 2012. La Costa Concordia, gigante bianco con a bordo più di quattromila persone tra passeggeri ed equipaggio, è nel pieno del suo itinerario attraverso il Mediterraneo, quando si inclina su un fianco. Pochi minuti prima uno scoglio ne ha squarciato il lato sinistro. Solo per un destino fortuito si è arenata lì, di fronte all'Isola del Giglio. Il più grande naufragio di una nave passeggeri della storia. A dieci anni di distanza, lo scrittore Pablo Trincia torna idealmente a bordo per rivivere quella notte attraverso storie e destini che in quelle ore si sono legati per sempre. Lo fa con un doppio racconto: il podcast Il dito di Dio, Voci dalla Concordia (nove puntate su Spotify) e Romanzo di un naufragio - Costa Concordia: una storia vera, per Einaudi Stile Libero.
«Quella della Concordia è una storia gigantesca», racconta Trincia, «una di quelle che pensiamo di conoscere e delle quali invece sappiamo solo pochi tratti. Io stesso ricordavo solo la telefonata del Comandante Francesco Schettino con il capitano Gregorio De Falco della Capitaneria di Porto di Livorno (e quel “vada a bordo, cazzo” che fece il giro del mondo, ndr). Ma sono vicende che non c'entrano con chi era a bordo». Ovvero, l'equipaggio, in arrivo da tutto il mondo, poi coppie in luna di miele, coniugi che si godono finalmente la pensione, ragazzi in vacanza. La Concordia, uno degli ultimi gioielli di Costa Crociere e del colosso Usa Carnival Corporation, varata sei anni prima al costo di 450 milioni di dollari, è un paese di 290 metri con quattordici ponti, 1.500 cabine, cinque ristoranti e una spa di 6 mila metri quadri, dove a ogni ora si mangia, ci si diverte, si sogna. Ma che in una manciata di minuti si trasforma in un labirinto inclinato, buio e pieno di acqua gelida.
Nel podcast (scritto con Debora Campanella) e nel libro, Trincia ha raccolto gli audio originali di quelle ore, incontrando cinquanta testimoni, dai Brogli, in quattordici da Misano Adriatica per festeggiare le nozze d'oro dei nonni, ad Alexander che passava le giornate tagliando montagne di frutta o l'ingegnere che si è occupato del rigalleggiamento nella clamorosa operazione che porterà lo scafo fino a Genova. «È lui a dirci che forse è stato “il dito di Dio” a riavvicinare la nave alla costa con vento e correnti», prosegue Trincia, «evitando che prendesse il largo senza controllo, inabissandosi e moltiplicando le vittime». Il grande imputato, il Comandante Schettino, è in carcere dal 2017, condannato a 16 anni. «La sua famiglia», spiega l'autore, «ha declinato il nostro invito, ma a noi interessava l'uomo: un comandante esperto, che si era occupato di sicurezza, ossessionato dai naufragi tanto da andare a pregare sulle tombe delle vittime del Titanic, di cui, caso del destino, in quei giorni ricorreva il centenario».
Cosa è accaduto? Alle 21.45 la Concordia va a sbattere e sei minuti dopo arriva la comunicazione dell'ingegnere di bordo che la nave è perduta. «Lì inizia l'agonia e una sequela di menzogne e omissioni», continua Trincia. «Personalmente mi sono chiesto se anche lui, oltre alla nave, abbia avuto un black out. Di certo la Concordia è la storia di chi siamo. È il racconto di una notte in cui si è visto tutto il campionario dei comportamenti umani, quelli negativi con le menzogne, la viltà, la sciatteria. E quelli positivi, con gesti eroici e di grande umanità di cui si sapeva poco».
«Quello che mi ha colpito di più», conclude, «è la storia di una parrucchiera di Perugia, salita per partecipare a un contest. Si ritrova a piedi nudi sulla paratia della nave inclinata: è scivolosissima, si rischia di precipitare e i bulloni saltano impazziti perché le pareti si stanno deformando. Si ferisce a un piede. Un cameriere asiatico la vede, si ferma e le dona le sue scarpe. In quel momento, un gesto enorme. Per fortuna, sono salvi entrambi».