Pahor, 106 anni di impegno e grande letteratura

Trieste festeggia l’autore venuto al mondo quando la città faceva parte dell’Impero asburgico
Oggi compie 106 anni uno degli scrittori più longevi e lucidi nati in Italia: Boris Pahor, triestino di lingua slovena classe 1913 più volte candidato al Nobel, venuto al mondo quando la città faceva parte dell’Impero asburgico.
Da allora Pahor ha attraversato due guerre mondiali, la monarchia e il fascismo fino all’Italia repubblicana, passando per gli anni del primo Dopoguerra in cui Trieste, la sua città, è rimasta in bilico tra Italia e Jugoslavia. Stasera alle 18,30 a Trieste il compleanno di Pahor viene festeggiato pubblicamente con un brindisi di auguri e letture delle sue opere in piazza Oberdan.
Gli ultimi anniversari dello scrittore sloveno sono stati scanditi da interviste su giornali nazionali e internazionali, nelle quali ha sempre parlato di sé e del suo mondo con estrema franchezza e lucidità. Cosa che, a dispetto dell’età, continua a fare: a poco più di un mese fa risalgono i suoi ultimi interventi pubblici. E sempre sui temi ai quali ha legato la vita e l’opera letteraria: il nazifascismo, le persecuzioni subite dagli slavi di nazionalità italiana prima e durante l’occupazione, i rapporti tra nazionalità, il tema spinoso delle foibe visto dalla prospettiva slovena, la Resistenza.
Pahor ne entrò a far parte dopo l’8 settembre. Catturato come partigiano, ha vissuto l’orrore del campo di concentramento, che ha gli ispirato diversi libri: “Necropoli”, tradotto per la prima volta in italiano nel 1997, è il più noto. Ma sono tanti gli eventi tragici del Secolo breve che lo hanno ispirato: uno dei più segnanti fu l’incendio della sede delle organizzazioni della comunità slovena triestina, la “Narodni dom” (“Casa del popolo” in italiano), al quale assistette quando aveva 7 anni. Nonostante sia sempre stato uno stimato punto di riferimento per gli intellettuali sloveni, il rapporto di Pahor con la Slovenia ufficiale non è stato affatto facile in epoca jugoslava: le sue opere vi erano vietate, come a lui stesso era interdetto l’ingresso nel Paese.
Pur scrivendo sempre in sloveno e collaborando con riviste e giornali sloveni, il 106enne triestino si era laureato in Lettere a Padova e ha insegnato letteratura italiana. Vedovo dal 2009, Pahor ha continuato ad abitare solo ancora per alcuni anni, e solo di recente ha un’assistente in casa. Lo scrittore sloveno negli anni scorsi ha avuto anche modo di visitare l’Abruzzo. Sulla soglia dei cent’anni, nel 2011 partecipò al Festival dell’Armonia organizzato tra Fossacesia e Lanciano, dove tenne tre distinti incontri pubblici, fra cui uno con studenti delle scuole superiori. Anche qui si è mostrato persona di grande disponibilità, affabile ed estremamente vitale, sensibile ai piccoli piaceri della vita. Un’attitudine che non ha mancato di manifestare nel suo breve soggiorno lancianese quando, mentre al bar in piazza gli si chiedeva di libri e letteratura, alzò lo sguardo e disse: «Questo è proprio il sapore del caffè! Finiamo di berlo e ne parliamo».(a.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA