«Parlo dell’uomo, non del politico»

Il regista: «Volevo raccontare alcuni italiani, nuovi e antichi al contempo»
«Attraverso una composita costellazione di personaggi, Loro ambisce a tratteggiare, per squarci o intuizioni, un momento storico definitivamente chiuso che, in una visione molto sintetica delle cose, potrebbe definirsi amorale, decadente, ma straordinariamente vitale».
Così Paolo Sorrentino nelle note di regia del suo nuovo film Loro, «diviso in due parti, racconto di finzione, in costume, che narra di fatti verosimili o inventati, in Italia, tra il 2006 e il 2010». «E Loro ambisce altresì a raccontare alcuni italiani, nuovi e antichi al contempo», prosegue il regista. «Anime di un purgatorio immaginario e moderno che stabiliscono, sulla base di spinte eterogenee quali ambizione, ammirazione, innamoramento, interesse, tornaconto personale, di provare a ruotare intorno a una sorta di paradiso in carne e ossa: un uomo di nome Berlusconi. Questi italiani, ai miei occhi, contengono una contraddizione: sono prevedibili ma indecifrabili. Una contraddizione che è un mistero. Un mistero nostrano di cui il film prova a occuparsi, senza emettere giudizi. Mosso solo da una volontà di comprendere, e adottando un tono che oggi viene considerato rivoluzionario.
Il tono della tenerezza. Ma ecco che appare un altro italiano. Berlusconi. Così come l’ho immaginato. Il racconto dell’uomo, e in modo marginale del politico. Si potrebbe obiettare che si sa molto non solo del politico, ma anche dell’uomo. Io ne dubito. Un uomo è il risultato dei suoi sentimenti più che la somma biografica dei fatti. Quindi, all’interno di questa storia, la scelta dei fatti da raccontare non segue un principio di rilevanza dettata dalla cronaca, ma insegue unicamente il fine di provare a scavare, a tentoni, nella coscienza dell’uomo». «Dunque, quali sono i sentimenti che muovono le giornate di Silvio Berlusconi in quegli anni?», si chiede Sorrentino. «Quali le emozioni, le paure, le delusioni di quest’uomo nell’affrontare eventi che sembrano montagne? Questo, per me, è un altro mistero di cui si occupa il film. Gli uomini di potere di generazioni precedenti erano altri misteri, perché erano inavvicinabili. Un tempo si parlava di disincarnazione del potere. Berlusconi è probabilmente il primo uomo di potere a essere un mistero avvicinabile».