Pegaso d’oro a Elio Germano: «I diversi oggi sono più fragili»

27 Giugno 2023

PESCARA. Dedica il Pegaso d’Oro al maestro Gianni Amelio e alla squadra tutta di “Il signore delle formiche”, un film «delicato, faticoso, che ci ha dato soddisfazione», dice Elio Germano stringendo...

PESCARA. Dedica il Pegaso d’Oro al maestro Gianni Amelio e alla squadra tutta di “Il signore delle formiche”, un film «delicato, faticoso, che ci ha dato soddisfazione», dice Elio Germano stringendo il premio Flaiano per la migliore interpretazione vinto come co-protagonista di quel “caso Braibanti” che il regista calabrese ha portato sul grande schermo e che ieri sera al teatro d’Annunzio di Pescara ha aperto il Flaiano Film Festival.
È disponibile, emozionato ma lucido l’attore 43enne romano e cattura subito il folto pubblico. E quando l’intervistatrice Martina Riva gli ricorda quella dedica che tante polemiche suscitò – «Questa Palma è per gli italiani che fanno di tutto per rendere l'Italia un Paese migliore, nonostante la loro classe dirigente» – detta ritirando la Palma d’Oro a Cannes (vinta nel 2010 come miglior attore per “La nostra vita” di Daniele Luchetti ex-aequo con Javier Bardem per “Biutiful”) e cosa al riguardo direbbe oggi, passati 13 anni, Germano non ha dubbi: «La situazione è nettamente peggiorata. Il nostro mestiere di attori racconta la degenenerazione della società». Flaiano cosa rappresenta per lei? «Una voce critica, una voce dissidente che ci aiuta a vivere», risponde l’attore. «Non penso che Flaiano oggi avrebbe un profilo social. Lui si faceva sentire attraverso l’ironia e ci faceva sorridere di noi, una pratica che oggi ci manca molto. Oggi tutto è finalizzato alla vendita di qualcosa». Poi il rapporto sul set con Amelio: «Il mestiere di attori è essere strumento del regista, quindi dare carne e corpo alla storia. Interpretiamo l’autorialità di un regista e uno come Amelio, dalla incredibile storia umana e professionale, continua a fare ricerca e a essere curioso, nonostante una lunga e importante carriera. Gli insegnamenti che può dare sono tanti». “Il signore delle formiche” affronta il tema dell’omosessualità perseguitata. «Si parte da un fatto di cronaca del 1968 per parlare dell’oggi. Il caso è quello del professor Braibanti e del processo all’omosessualità mascherato con accuse di plagio e circonvenzione di incapace. In aula non si nomina l’omosessualità, si parla di “invertiti”», sottolinea. «Nel nostro Paese i marginali e i \fragili faticano a essere inquadrati nonostante la nostra magnifica Costituzione. La legge dovrebbe tutelare i cittadini, ma la storia omosessuale nel film scopre un problema, il diverso è un problema. E può subire soprusi, ingiustizie perpetrate dai tribunali». Il suo personaggio nel film è di invenzione, nella cronaca non c’è quel giornalista che fatica riportare le vere notizie. «Il mio personaggio è inventato per portare lo sguardo del pubblico che assiste ai fatti in aula. Un fatto che riesce a essere attuale». A consegnargli il Pegaso la presidente dei Premi Flaiano Carla Tiboni che ci tiene a ricordare come sia stato «assegnato all’unanimità dalla giuria, quidi forse ancora più bello».
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