Penna Sant’Andrea, il teatro contro pregiudizi e indifferenza

La compagnia “La quinta parete” propone spettacoli inclusivi. Premio in Puglia, ecco tutti i dettagli
PENNA SANT’ANDREA. Un messaggio di vita, amore, speranza, inclusione, solidarietà e tante emozioni per “abbattere” la quarta parete che separa il pubblico dal palco e arrivare nel cuore degli spettatori come metafora della cancellazione di ogni pregiudizio e limite verso il prossimo. Il tutto attraverso il teatro come strumento di coesione sociale, inclusione e cura dall’indifferenza. È nata con questi intenti la compagnia teatrale di Penna Sant’Andrea “La quinta parete”, un gruppo di attori tra neofiti ed esperti residenti in vari comuni della provincia e con la presenza di alcuni ragazzi «speciali».
Un’idea del regista Vincenzo D’Angelo di Val Vomano con il gruppo che porta in scena da un anno la commedia “L’ultima luna”, un viaggio nelle varie sfumature dell’animo umano che, con un tocco ironico, induce alla riflessione su tematiche importanti come quella della malattia fisica e psichica. E che rappresenta la resilienza di chi vuole portare fervore culturale e sociale nell’entroterra come segno di rinascita. La pièce si è classificata seconda nel Festival del teatro popolare a Vico del Gargano in Puglia imponendosi su un centinaio di compagnie teatrali da tutta Italia ed è stata insignita del premio Fita Puglia «per aver saputo valorizzare la diversità e l’inclusione invitando la società a uno sguardo allargato e a un ascolto attivo empatico sulla fragilità dell’essere umano».
Un progetto nato per commemorare Graziano Petrini, scomparso in giovane età per una leucemia, un esempio di forza e generosità il cui testamento spirituale è portato avanti dall’azione dei volontari della sezione Ail di Teramo che gli è stata intitolata. E che si è evoluto in un gruppo stabile grazie anche al Comune di Penna Sant’Andrea e al sindaco Nicola Salini che hanno concesso in comodato d’uso gratuito la sala polifunzionale.
«Io e Graziano eravamo amici fraterni e quando il figlio mi ha coinvolto per organizzare un ricordo alla sua memoria, da appassionato di teatro, ho pensato di scrivere questa commedia che “spettina l’anima” perché affronta il tema della leucemia negli anni ‘50 e si intreccia con quello della malattia psichica e dei manicomi dove spesso venivano rinchiuse persone sane, ma scomode per la società», spiega D’Angelo, «ma la cura a tutto è l’amore che, nel buio della disperazione, riesce a far vedere la luce della luna che è la speranza e il no all’indifferenza. Coinvolgiamo il pubblico in uno scambio di energia e in una sorta di abbattimento ideale dei limiti e dei pregiudizi, quello che dovrebbe accadere nella vita reale, il tutto in una chiave leggera e ironica, ma molto profonda».
Il prossimo spettacolo il 18 aprile alle ore 21 nel cineteatro Valerii di Montorio. «Ci riuniamo da ogni parte della provincia, un senso di unione del territorio bellissimo», aggiunge D’Angelo, «c’è voglia di far arrivare la nostra passione e i valori in cui crediamo. Poi i nostri ragazzi speciali ci riempiono di gioia e ci insegnano, attraverso i loro occhi, cos’è davvero la vita: la loro partecipazione è il vero valore aggiunto».
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