Peppe Servillo al Summeat: canto l’ironia napoletana

PESCARA . «Coltivare la memoria significa apparecchiare il futuro» dichiara Peppe Servillo ai giornalisti che hanno avuto la pazienza di attenderlo per un'ora buona all’incontro nei camerini dell’Auru...
PESCARA . «Coltivare la memoria significa apparecchiare il futuro» dichiara Peppe Servillo ai giornalisti che hanno avuto la pazienza di attenderlo per un'ora buona all’incontro nei camerini dell’Aurum dopo il sound check e prima del concerto nel piazzale Michelucci, chiusura d'autore per la prima giornata del Summeat Festival, nostop di sapori e saperi targati Abruzzo in corso fino a domani, 24 aprile a Pescara.
«Un po' freddino per un concerto all'aperto», conferma l'artista casertano di adozione, frontman della Piccola orchestra Avion Travel. Come il fratello attore premio Oscar Toni, Peppe Servillo è una maschera. Scarnita, essenziale, potentemente espressiva. Come la lingua napoletana che si onora di portare a teatro e reinterpretare con il quartetto campano Solis string quartet, violini di Vincenzo Di Donna e Luigi De Maio, viola di Gerardo Morrone, cello e chitarra di Antonio Di Francia. Spettacolo-concerto in chiave orchestrale, percussiva e rispettosa della tradizione, tiene a precisare l’artista, voce dell’ensemble. «Una tradizione universale», dichiara rigoroso Servillo. «La canzone napoletana ha ancora tanto da raccontare, con intelligenza, acùme, ironia. Lo studio dei classici è una eterna scoperta, è continua sorpresa. Nulla a che spartire con qualsiasi stereotipo commerciale che rischierebbe di metterla in un museo e farla dimenticare».
Il cantante-attore porta in scena un canzoniere pregiato pescando da autori immortali della tradizione musicale e lirica partenopea. E.A. Mario, Viviani, De Simone, Bruni: Servillo pesca a piene mani e porge in scena. «Una lingua potente, moderna e capace di sintesi assoluta, stupire ogni volta per bellezza della melodia, spessore poetico, profondità di sentimento, universalità dei temi», incalza. «Il nostro passato, la nostra tradizione culturale rappresentano qualcosa di grande, ingombrante, che ti obbliga a una responsabilità. Non puoi far finta che non esista. Spesso la nostra musica, la nostra cultura sono più conosciute all’estero che non in Italia. Nella nostra terra d’origine, quella del sud è una lingua attraverso cui passano identità forti. Vale anche per voi, l'Abruzzo era legato al Regno di Napoli. Anche D’Annunzio, pur non avendone bisogno tanta la sua grandezza, ha scritto versi in napoletano per Tosti, 'A vucchella».
Inevitabile l’accenno alla recente partecipazione al Festival di Sanremo in duo con Enzo Avitabile. «Un'esperienza bellissima», racconta Peppe Servillo, «condivisa con un artista che si rivolge a un pubblico universale». Musica etnica e fratellanza musicale anche nel nuovo disco, “Privè”, il secondo con il quartetto d'archi dopo “Spassiunatamente”. “Privé” uscirà il 18 maggio, etichetta Warner. «Un disco che non prescinde dalla recente scomparsa di Fausto Mesolella (chitarrista e compositore dell’Orchestra Avion Travel, ndc) e del suo valore artistico. Un lavoro in cui crediamo profondamente».
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