Perroni sul palco di Celano: «Per far ridere uso la realtà»

28 Dicembre 2023

Il comico e conduttore televisivo e radiofonico (accanto a Luca Barbareschi) arriva domani sera all’auditorium Fermi col suo spettacolo “La fine del mondo”

CELANO. La risata è una certezza, l’unica speranza per esorcizzare la paura del futuro. Ne è certo Andrea Perroni, attore e comico, conduttore radiofonico e televisivo, che domani sera sarà a Celano con il suo spettacolo “La fine del mondo”. Nell'ambito del cartellone natalizio del Comune marsicano, Perroni, che affianca Luca Barbarossa in Radio 2 Social club, porterà a partire dalle 21.30 sul palcoscenico dell’auditorium “Enrico Fermi” una ventata di ironia che sicuramente non dispiace in questi giorni di festa. La fine del mondo è ormai vicina eppure gli uomini continuano a essere schiavi della tecnologia e figli della paura e soprattutto non fanno niente per cambiare le cose. Tutti vorrebbero salvare il pianeta, ma in fondo non importa più di tanto a nessuno. Chiunque rimpiange gli anni Novanta, ma poi alla fine afferma che si sta meglio adesso. Tutte queste, e tante altre contraddizioni ancora, ma anche i luoghi comuni e le mode del momento, verranno portati in scena dal comico e il pubblico non potrà fare altro che sorridere e riflettere.
Perrone, come nasce “La fine del mondo”, spettacolo scritto da lei insieme a Matteo Nicoletta e Giulio Somazzi, prodotto da Sbam Produzioni e Authentic Jam, con le musiche di Carlo Alberto D’Alatri, che sta portando in giro per tutta l’Italia?
È nato osservando e scrivendo. Che poi è quello che faccio ogni giorno. Il mio percorso mi porta necessariamente a scrivere e per farlo devo osservare. Nella maggior parte della mia giornata faccio questo e poi man mano nascono le cose.
Il suo è uno spettacolo che fa ridere e riflettere al tempo stesso. In un’epoca in cui non ci si allontana mai dal proprio smartphone quanto è difficile catturare l’attenzione del pubblico per oltre un’ora incuriosendolo e facendolo divertire?
Purtroppo ormai è diventata una consuetudine l’uso del cellulare, imprescindibilmente da qualsiasi tipo di attività si debba svolgere. Qualcuno lo usa per necessità, altri lo usano per noia, e proprio questa noia generale è tradotta in disinteresse totale per la parte reale della vita. Una situazione che per chi è dall’altra parte della scena, per chi è sul palcoscenico come me, è degradante. C’è un vero e grande disagio. Io sono molto attento in scena alle persone che usano il cellulare. È abbastanza semplice perché vedi i volti illuminati dalla luce dei monitor, non possono scappare. Di natura non sono invadente ma quando noto qualcuno in platea con il cellulare in mano non resisto e a quel punto dico sempre: “Cosa ci sei venuto a fare? Perché hai speso i soldi per il biglietto?”. A parte questo, cerco di raccontare la quotidianità, quello che ci accade ogni giorno. Sia a me, sia agli spettatori. E così catturo l'attenzione di chi è venuto a vedermi.
E come riesce invece a far ridere il pubblico nei suoi spettacoli?
Mi racconto e racconto quello che vedo. Io ho sempre fatto questo nella mia vita, la forma più autentica del rapporto con il pubblico è raccontare la vita reale e spesso le persone si ritrovano in quello che dico. Non bisogna andare molto lontano per riuscire a far ridere. Basta raccontare quello che succede ogni giorno e mettere il pubblico davanti all’evidenza. Anche gli artisti pagano le bollette, fanno la spesa, hanno dei problemi. Nei miei spettacoli è tutto molto reale e il pubblico lo sa. Possiamo dire che questo è l’ingrediente che uso sempre, e credo che sia quello che poi mi contraddistingue.
Lo spettacolo mette in risalto alcune delle contraddizioni del mondo di oggi: ci piace parlare di fuga di cervelli ma difendiamo la pizza e i suggestivi panorami della nostra bella Italia. Da dove trae ispirazione per i suoi testi?
Dalla vita di tutti i giorni. Da quello che mi accade e da quello che vedo accadere. Io scrivo quello che dico. La differenza però la fa il fatto che ho uno spirito di osservazione diverso. Un modo di vedere le cose che magari chi non fa questo tipo di lavoro non lo ha. Io osservo le cose dal mio punto di vista e poi le racconto. E il pubblico si ritrova in quello che dico.