Pescara, ecco "Il macigno": il debito pubblico in Italia spiegato in 174 pagine

5 Giugno 2017

Oggi al Museo delle Genti l'ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli presenterà il suo ultimo libro: su ogni italiano pesa un onere di 36 mila euro

PESCARA. Oggi pomeriggio, alle ore 16.30, presso il Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara (in via delle Caserme 58, Sala Favetta) si terrà la presentazione del volume di Carlo Cottarelli (ex commissario alla spending review) dal titolo “Il Macigno”, edito da Feltrinelli (174 pagine, 15 euro). Alla presentazione del libro parteciperanno il direttore del quotidiano il Centro Primo Di Nicola e l'economista professor Giuseppe Mauro. 

Dopo il clamoroso successo conseguito con "La lista della spesa", Cottarelli torna quindi a esaminare i conti pubblici italiani, puntando l’attenzione sul debito: come si forma? Perché è così difficile ridurlo? Come mai è così importante per l’economia delle nazioni? Ci si può convivere, e in che modo? Cottarelli ha avuto esperienza diretta di molte crisi generate dal debito pubblico, come quella italiana che portò alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi e quella greca degli ultimi anni, e può quindi illustrare rischi e opportunità delle varie, possibili soluzioni del problema: da quella più combattiva (non ti pago!) a quella più ortodossa (l’austerità), fino al cauto ottimismo di una possibile via di buon senso, fatta di credibilità, crescita e attenzione al lungo periodo. Con scrittura precisa e vivace, questo libro guida il suo lettore con chiarezza esemplare alla scoperta di quello che gli esperti sanno (e di quello che non sanno) sul debito pubblico e sui suoi pericoli.

In fatto di debito pubblico l'Italia infatti non è battuto da nessuno o quasi. In termini di debito rispetto al prodotto interno lordo (la ricchezza creata), siamo indietro a pochi come Giappone e Grecia. Abbiamo qualcosa come 2.170 miliardi di debito. Se lo dividiamo per i circa 60 milioni di italiani o poco più, fa circa 36 mila euro a testa. Un autentico «macigno» che pende sul nostro capo. E Il macigno è proprio il titolo del libro di Cottarelli, uno degli ultimi commissari alla spendig review che i vari governi hanno nominato per tentare di rivedere la spesa pubblica. Tentare sì, perché negli ultimi cinque governi ci sono stati, oltre ai vari commissari, 33 rapporti per almeno radiografarla. A quella revisione è infatti legata in prospettiva l’erosione del freno al Paese che si chiama debito pubblico. Cottarelli, oggi tornato al suo lavoro di economista al Fondo monetario internazionale, sa di essere «fuori moda», come scrive. In Italia si preferisce dimenticare i perniciosi effetti del debito pubblico (quanto si potrebbe fare per la crescita se i 70-80 miliardi che ogni anno paghiamo di interessi sul debito potessero essere investiti in tecnologia o formazione?). Si è attuata una sorta di rimozione nei suoi confronti. Ma scorrere le pagine del Macigno è il giusto antidoto a una dimenticanza che può costarci cara.

I mercati finanziari che ne detengono una parte consistente, circa un terzo, come la media dei Paesi avanzati tranne il Giappone, potrebbero stufarsi di noi come accaduto nel 2011 e rinfacciarci l’eccesso di indebitamento provocando un innalzamento dello spread e quindi maggiori interessi da pagare in cambio della sottoscrizione dei titoli di Stato. Cosa potrebbero temere i mercati? Semplice: «La paura è che lo Stato non abbia adeguate risorse proprie per pagare gli interessi e rimborsare il debito», spiega Cottarelli. Perché il meccanismo, e il paragone non è poco ardito, è lo stesso dello schema Ponzi. «Se cominciano a sorgere dubbi, tutto crolla come è crollata una delle più celebri truffe della storia finanziaria, quella ideata da Charles Ponzi, nato Carlo Ponzi a Lugo di Romagna nel 1883, un mito — in negativo — della finanza americana». Come funzionava? Ponzi ritirava soldi dai risparmiatori ai quali garantiva un interesse che derivava dai guadagni di determinate attività. In realtà di attività non ce ne erano e gli interessi a chi depositava li pagava con i soldi di nuovi depositanti. Finché c’erano nuovi depositi lo schema girava, ma quando un quotidiano, il "Boston Post" iniziò a porre domande sulle presunte attività di Ponzi, iniziò anche il ritiro del denaro versato. La valanga diventò inarrestabile. E lo schema franò. 

Uno Stato è diverso. Ha delle attività, produce ricchezza. È in quel Pil e nel suo aumento che Cottarelli, ripone le speranze. Certo, tenendo un settore pubblico snello e che spenda oculatamente per poter assorbire choc come è stata capace di fare la Germania nella recente crisi finanziaria. Ma permettendo, con la crescita, di generare sufficiente cassa per pagare gli interessi sul debito frenandone al contempo la sciagurata corsa