Phoenix: il mio Joker fra follia e lotta di classe

1 Settembre 2019

Proposto in concorso il film di Todd Phillips in corsa per Leone d’oro e Oscar sul personaggio della saga di Batman

VENEZIA. C'è tanta spazzatura e follia a Ghotam City e anche tanta voglia di uccidere i ricchi (ma non lo dite al regista Todd Philips che negherà). È qui che vive il “Joker” interpretato da Joaquin Phoenix, un uomo abusato dalla vita, da sempre bullizzato, pazzo quanto basta e con una risata-pianto che terrorizza. Il film di Phillips, che si potrebbe definire un block-buster noir in odor di capolavoro, passato ieri alla Mostra internazionale d'arte cinematografica, potrebbe aspirare così a un premio importante al Lido e guardare, a tutto diritto, agli Oscar (come è un po’ tradizione per i film Usa al Lido). «Dovevo interpretare un personaggio difficile da definire», dice Phoenix, «a cui nessun psichiatra possa mai attribuire una patologia specifica. Occorreva che al mio Joker rimanesse sempre un'aura di mistero».
Basato sull'omonimo personaggio dei fumetti DC Comics creato da Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, il film, in sala del 3 ottobre con la Warner, racconta la storia delle origini del personaggio. Chi è mai Joker-Phoenix? È un quarantenne che vive con la mamma, un tipo mite che crede di essere destinato a far ridere la gente. In realtà fa l'uomo sandwich vestito da clown per le strade di una Gotham City, città piena di spazzatura, traffico e cattiveria. Sua unica aspirazione quella di diventare uno stand up comedy, proprio come il suo eroe tv Murray Franklin (Robert De Niro) che vorrebbe tanto conoscere. Ma più che altro Joker è un loser, uno assistito dai servizi sociali che, tra l'altro, stanno chiudendo per mancanza di fondi. Come capita solo raramente, il folle che ride diventa a un certo punto un eroe per i poveri della città quando, tornando dal lavoro vestito da clown, spara a tre broker di Wall Street che lo stanno bullizzando in metropolitana. Ormai Gotham, puzzolente e cattiva, divisa come è tra ricchi e poveri, sposa il suo personaggio e si ribella nelle strade con la sua maschera sul volto (un po’ come in La casa di carta).
Questo è però solo l'inizio di altre umiliazioni e altre drammatiche scoperte che renderanno Joker un vero ribelle animato di violenza e di una risata che atterrisce. Un film in concorrenza con la Marvel? «Non sono in concorrenza con la Marvel», spiega Todd Phillips (Borat, la trilogia Una notte da leoni), «quando abbiamo concepito questo film non abbiamo certo pensato a un approccio di questo genere. Certo è stato difficile da fare Joker, ovvero convincere la DC a farlo, ma io ho voluto creare una storia del tutto originale». Ma il regista nega, nonostante l'evidenza, che questo film sia politico: «Ma certo i film sono lo specchio della società e si vedono attraverso il proprio personale prisma. Non credo comunque che l'obiettivo di Joker fosse quello di dar fuoco al mondo, ma solo di far ridere». Phoenix afferma poi che non si è ispirato a nessun dei tanti attori che ha interpretato Joker da Nicholson fino a Jared Leto, mentre per lui un grande sforzo per dimagrire come lo voleva il regista «mangiavo solo qualche foglia di verdura». Il vero impegno dell'attore - tre volte candidato all'Oscar - è stato il riso: «Ancora prima della sceneggiatura avevamo messo a punto un riso che avesse una sua parte dolorosa e poi, su questa risata abbiamo addirittura fatto un'audizione pur di fare qualcosa che non risultasse ridicolo». Frase cult del film quella detta dal ricco padre del giovane Batman: «Per chi è riuscito nella vita a fare qualcosa di importante, vede i poveri solo come pagliacci».
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