Piparo: «Così il Sistina non ripartirà mai»

Il regista produttore e direttore del teatro romano rilancia l’allarme per il settore privato: «Riaprire il 15 giugno? Follia»
ROMA. «Dire che il 15 giugno si riaprono teatri e cinema è non sapere realmente che mestiere facciamo». Immerso nel capannone dove custodisce le imponenti scenografie dei suoi musical, a parlare è Massimo Romeo Piparo, regista, produttore, direttore del Teatro Sistina di Roma e ideatore delll'Atip, neonata Associazione teatri italiani privati, che come nucleo fondatore raccoglie 14 grandi sale sopra i 700 posti in tutta Italia (Ambra Jovinelli Roma, Augusteo Napoli, Celebrazioni Bologna, Colosseo Torino, Geox Padova, EuropAuditorium Bologna, Lyrick Assisi, Metropolitan Catania, Morato Brescia, Politeama Genova, Quirino Roma, Sistina Roma, TeatroTeam Bari, Verdi Firenze).
«Sto facendo l'inventario per capire cosa non uscirà mai più di qui», dice Piparo, «perché da questa crisi non si riparte, non a breve. E ancora più preoccupante», sottolinea, «è che dalle indicazioni che abbiamo ricevuto per la ripartenza è venuto fuori nettamente che non si sa che mestiere facciamo e come lo facciamo. Quindi è utile che qualcuno ci ascolti, perché possiamo dare una mano a non far morire tutto il settore dell'intrattenimento dal vivo privato». Per avere un'idea, i soli 14 soci dell'Atip sviluppano in una stagione circa 2500 giornate di spettacolo dal vivo, con oltre 2 milioni di biglietti venduti e un volume di 50 milioni di euro. Ma dopo i 2 mesi di chiusura l'emergenza sanitaria per loro si è «integrata» con una altrettanto grave emergenza economica. «Noi siamo un altro mondo rispetto alle Fondazioni lirico sinfoniche o ai teatri pubblici», prosegue Piparo. «Abbiamo ben altri e alti rischi. Un teatro con finanziamento pubblico può permettersi sale vuote e chiusure. Noi e i lavoratori del comparto viviamo sui biglietti venduti. Il rischio è veder sparire tutto il settore». Nelle limitazioni sanitarie richieste, poi, «si parla del contingentamento della platea. E sul palco che succede?», domanda. «Chi ha scritto quelle indicazioni non sa che i tecnici devono essere in 2 per issare un fondale o muovere un girevole. E gli attori? Se per uno spettatore si deve garantire un metro di spazio, un attore che “spinge” la voce e il fiato quanto dovrebbe avere? Facciamo tutti monologhi? E i danzatori? Oltre ai costi da sostenere, siamo poi sicuri che le 200 persone che ci concedono in platea verranno? Andare a teatro è un piacere. Capiamo che il Comitato tecnico scientifico deve occuparsi di mille cose, ma dire che il 15 giugno si riapre è essere inconsistenti. Per questo dico: incontrateci».
Le richieste dell’Atip partono dal poter conoscere nel dettaglio i criteri di divisione del Fondo emergenze spettacolo e cinema. Poi il prolungamento di strumenti come la Cassa Integrazione in deroga/ Fondo incremento salariale fino alla fine delle restrizioni; credito d’imposta sugli affitti fino fine anno e abolizione dell’Imu per i mesi senza attività. Inoltre, come per l’automotive e biciclette, l'estensione dell'Art Bonus al teatro privato e la defiscalizzazione dei biglietti acquistati per cultura e intrattenimento dal vivo per tutto il 2021. E soprattutto l'estensione del tax credit a spettacolo dal vivo e teatri privati. Altrimenti si va verso «il licenziamento di migliaia e migliaia di lavoratori tra comparto e indotto». «Per noi la fase 2 non esiste. Bisogna già pensare alle fasi 3 e 4», sottolinea Piparo. «Da produttore sono pronto a partire domani, ma come direttore chiudo il Sistina fino a che l’emergenza non è passata. Sarà febbraio o marzo 2021? In Olanda e Inghilterra, dove lo spettacolo dal vivo è considerato un'industria, non si raccontano storie e hanno fissato quel termine per ripartire. Qui, faccio di tutto, ma non mi lancio nel vuoto prima».