Povera gente, poveri noi sul Sentiero della Libertà

L’attrice pescarese Francesca Camilla D’Amico in scena il 25 aprile a Caramanico con uno spettacolo sugli anni della guerra nella Valle dell’Orfento
L’avvincente, struggente diario del caporalmaggiore neozelandese John Evelyn Broad in fuga dai campi di prigionia di Acqua Fredda a Roccamorice con due suoi commilitoni, sopravvissuti al freddo e alla fame nelle grotte e fienili della Valle dell’Orfento grazie ai sacrifici dei poverissimi contadini della Majella, diventa teatro con Bradamante Teatro Racconto Territori: narrazione-escursione-canto della Resistenza durante l'occupazione nazifascista sul Sentiero della Libertà.
Cinque ore di cammino nella lussureggiante Valle dell’Orfento, undici chilometri di sentiero guidati dalla stessa attrice-narratrice, Francesca Camilla D’Amico, moderna cavaliera errante sulle ali dell’amore per le storie contadine e i paesi dimenticati, pietrificati nell’abbandono.
L’appuntamento con “Il Sentiero della Libertà” è per il 25 aprile, con partenza alle 9 dal Centro Visitatori Valle dell’Orfento, a Caramanico Terme. Buone gambe, abbigliamento utile all’escursione in montagna, colazione al sacco e predisposizione all’ascolto è quanto richiesto, oltre all’opportuna prenotazione al 085922343 della coop Majambiente (www.majambiente.it), per rivivere dalla viva voce di Francesca Camilla D’Amico i momenti della storia di John Broad sulla Maiella.
Una storia di coraggio, resistenza, accoglienza in tempi durissimi per l’umanità come quelli della seconda guerra mondiale. Nato da otto diari compilati quasi giornalmente, il libro “Poor people, poor us” (“Povera gente, poveri noi, D’Abruzzo Editore, 2017) è il racconto della sofferta sopravvivenza dei tre fuggitivi pubblicato nel 1945 e tradotto in italiano solo di recente grazie all’impegno della traduttrice Cristina Parone, dell’amministrazione comunale di Caramanico e del Parco nazionale della Majella che ha inaugurato il Sentiero.
Il Sentiero della Libertà ripercorre grotte masserie e fienili – oggi indicati con pannelli informativi del Parco - in cui i soldati in fuga dal campo di lavoro di Acqua Fredda trovano riparo grazie all’eroica e silenziosa resistenza umanitaria della gente del posto.
Una storia che arricchisce il grande racconto della Majella madre degli abruzzesi: grotte e faggete sin dal paleolitico hanno dato ospitalità e rifugio a pastori, santi eremiti, briganti e centinaia di prigionieri di guerra in fuga verso le linee del Sangro al di là della Linea Gustav.
Il libro “Povera gente, poveri noi” aggiunge una straordinaria testimonianza alla memorialistica dei prigionieri alleati fuggiti dai campi di detenzione in Abruzzo dopo l´8 settembre 1943.
Nel radicamento al territorio e nell’erranza della parola Francesca Camilla D’Amico ha individuato i cardini del suo teatro.
Con Bradamante Teatro Racconto Territori l’attrice pescarese, appena trentenne, dà sfogo all’urgenza artistica ed esistenziale di un teatro radicato nella memoria e nei luoghi dell’Appennino.
Persone, paesi, natura, identità, affetti, “geografie interiori” tessute attraverso la narrazione di tradizione orale.
«Ho iniziato ad ascoltare e raccontare storie da bambina», dice Francesca Camilla D’Anico, «sono sempre stata affascinata dai racconti degli anziani contadini, in particolare Zì Angelo, Angelo Coccia, di Paglieta, conoscitore di storie e leggende del mondo al quale appartiene, quella cultura millenaria che troppo spesso si cerca di ridurre a folklore e rievocazione».
«Non considero le storie che racconto “patrimonio abruzzese” perché questo le confinerebbe in un regionalismo che ignora le connessioni con altri territori e altre vicende, degli Appennini e dell’Adriatico. Cambiano nomi, cambiano dialetti, ma», conclude Francesca Camilla D’Amico, «le storie sono pressoché le stesse da nord a sud, una ricchezza difficile da preservare e, soprattutto, difficile da comprendere per chi tenta di recintarle».
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