Premio Penne a Gianni Amelio «Il cinema consola»

8 Novembre 2017

CHIETI. «Il cinema deve dare consolazione. Non disperazione. Lo spettatore deve uscire dalla sala cinematografica più forte di quando è entrato. O perché ha pianto o perché ha riso». È così che il...

CHIETI. «Il cinema deve dare consolazione. Non disperazione. Lo spettatore deve uscire dalla sala cinematografica più forte di quando è entrato. O perché ha pianto o perché ha riso».
È così che il regista Gianni Amelio, insignito a Chieti del Premio Penne - Mosca, concepisce la settima arte. Lo ha spiegato, ieri mattina, alla platea gremita di studenti ed appassionati dell’auditorium del rettorato dell’università d’Annunzio, che ha ospitato il Premio all’interno della tre giorni dedicata all’archeologia e alla docente prematuramente scomparsa Sara Santoro.
A premiare Amelio c’era la commissione tecnica che si occupa della speciale sezione del Premio dedicata agli "scrittori dal cinema", presieduta da Enrico Vanzina e composta dai docenti universitari Antonio Vitti (Indiana University), Andrea De Luca (Bruxelles) e Gianpiero Consoli (ateneo d’Annunzio). C’erano inoltre il direttore scientifico del Premio Penne-Mosca, Antonio Sorella, il prorettore Stefano Trinchese e il direttore di Confindustria Chieti Pescara Luigi Di Giosaffatte. Il riconoscimento è stato assegnato ad Amelio per il libro “Politeama” (Mondadori), suo esordio narrativo. «La differenza tra romanzo e film sta solo nel mezzo di comunicazione utilizzato. Non ve ne sono altre», ha detto il regista autore di film pluripremiati come “Lamerica” o il recente “La tenerezza”. E anche pensando alla sua filmografia, si è scoperto con sorpresa che tra i film che, a suo modo di vedere, meglio colgono l’essenza del cinema c’è “Viuuulentemente mia” dei fratelli Vanzina con Diego Abatantuono. «È il mio preferito», dice Amelio allo sceneggiatore, che risponde: «Sì, va bene, anche se abbiamo fatto di meglio». «Ma quello è un film riuscito», spiega lui, perché incontra naturalmente il suo spettatore». Con buona pace di Fassbinder, citato da Amelio in un altro aneddoto sullo stesso tema.
Al termine della mattinata, nell’auditorium del rettorato è calato il buio per permettere la proiezione del cortometraggio di Amelio dedicato al terremoto di Amatrice. Il corto, «non un documentario» puntualizza l’autore, racconta attraverso le voci di chi era ad Amatrice la realtà del terremoto. 15 minuti per entrare nel vivo del dramma umano e civile vissuto dall’intera comunità dopo la scossa del 24 agosto. Per il regista dalla lunga carriera piena di riconoscimenti, si tratta del primo cortometraggio realizzato. La platea dell’auditorium del rettorato ha risposto con un lungo applauso, che ha chiuso l’incontro con Amelio.
Si è conclusa così la trentanovesima edizione del Premio Penne (gemellato e collegato con il Premio Mosca) per quanto riguarda la sezione dedicata agli “Scrittori dal cinema”. Una sezione pensata in onore di d'Annunzio e Flaiano, tra le più grandi penne per il cinema. (a.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.