Proietti: «Il Globe può ripartire pure domani ma come?»

ROMA. «Noi saremmo pronti pure domani a ripartire. Ma come?». Se lo domanda Gigi Proietti, le figlie Carlotta e Susanna accanto, nella conferenza stampa via social cui partecipa per annunciare la...
ROMA. «Noi saremmo pronti pure domani a ripartire. Ma come?». Se lo domanda Gigi Proietti, le figlie Carlotta e Susanna accanto, nella conferenza stampa via social cui partecipa per annunciare la nascita dell'Archivio Silvano Toti Globe Theatre.
Realizzato grazie alla collaborazione tra il teatro e l’Università di Roma Tre e a una convenzione siglata nel 2018, da ieri l’Archivio mette a disposizione di studenti e studiosi tutti i materiali di questi 17 anni di lavoro e spettacoli su Shakespeare per il palcoscenico elisabettiano di Villa Borghese, che sin dall’inizio ha avuto la direzione artistica di Proietti. Un corpus unico di centinaia di video, foto, copioni, bozzetti, dati statistici del pubblico, studi critici, note di regia e rassegne stampa per documentare il dietro le quinte del Globe e il lavoro complesso e collettivo che registi, costumisti, attori, attrezzisti hanno svolto dal 2003 a oggi. Consultabile al Centro Multimediale del Dipartimento di Lingue Letterature e culture straniere di Roma Tre, l’Archivio ha anche un sito internet «aperto» con chicche e la possibilità di conoscere i materiali disponibili (archiviogloberoma.uniroma3.it). «Lo Shakespeare che mi è rimasto sul gozzo, come si dice a Roma», racconta l’attore, «è Riccardo III, che non sono mai riuscito a fare. E ci manca assolutamente un Amleto. Quest’anno mi accontenterei di riprendere Edmund Kean. Ma chissà. Ogni anno prevediamo 5 grandi spettacoli, che hanno costi altissimi, qualche ripresa, più i pomeriggi. Possiamo ovviamente modificare tutto, ridurre gli spettatori da 1.200 a 400, anche se poi avremmo bisogno di un po’ di aiuto. Ma temo che tutto questo non sarà possibile. Bisognerebbe intanto avviare i lavori per sistemare il teatro, all'aperto dopo le intemperie dell'inverno. E poi, la gente verrà? Non so nemmeno a chi chiedere risposte». Il virus? «Ho appena fatto in tempo a finire le riprese di un film (Io sono Babbo Natale ndr) che ci hanno messo in quarantena», racconta. «Anzi, l’ultimo giorno di set c’eravamoabbracciati per festeggiare. Non nego il timore per i 14 giorni successivi. Migliorare dipende da te, non dal virus. Ci ha colto non proprio in salute dal punto di vista economico e politico. Forse può essere una leva a essere più responsabili e farci sentire di più. Io per primo».