Pescara

Protesta contro il caro vita, si sfila anche in Abruzzo: il corteo attraversa Pescara

30 Ottobre 2026

I manifestanti questa mattina alle ore 10 in piazza Italia: «Salari più alti, diciamo no al riarmo»

PESCARA. Salvini ha provato a precettare lo sciopero, il sindacato ha ribattuto subito: si farà. Questa mattina tutta l’Italia si mobilita contro il caro vita e il no al riarmo all’economia della guerra, ma anche per chiedere salari adeguati. L’Abruzzo sfila per le strade di Pescara: si parte da piazza Italia, sotto al Comune. Prima la tappa davanti in prefettura, per consegnare al prefetto Luigi Carnevale una lettera con cui chiedere la convocazione del comitato di controllo sui prezzi, poi il cordone umano di 2,5 chilometri attraverserà corso Vittorio Emanuele fino alla sede del Consiglio regionale in piazza Unione, e ancora lungo viale Marconi fino parco dell’ex caserma Di Cocco. Per l’Unione sindacale di base (Usb), che ha previsto l’arrivo di almeno mille persone da ogni angolo della regione, il grido di battaglia è riassunto in uno slogan chiarissimo: «Abbassate le armi, alzate i salari».

La voce dei manifestanti

C’è anche il grido dei più giovani tra le fila del corteo che farà sentire anche la voce abruzzese nella grande manifestazione nazionale indetta dall’Usb. Tra le principali richieste del sindacato ci sono l’adeguamento degli stipendi all’aumento del costo della vita, con la prospettiva di ripristinare anche la scala mobile: vorrebbe dire tornare ad adeguare automaticamente i salari dei lavoratori dipendenti all’aumento del costo della vita, seguendo la sinusoide dell’inflazione: uno scudo a protezione degli stipendi, ripescando direttamente da una manovra della prima repubblica. Ma c’è altro: la richiesta di riduzione dei prezzi di beni essenziali, bollette e costi degli affitti e una riduzione dell’Iva sui beni di prima necessità. Sette punti e un coro unico per rispondere alla forza d’urto dei conflitti che infestano il mondo: per l’Usb «le risorse pubbliche devono andare a salari, pensioni, sanità, scuola, casa e servizi pubblici, non alle armi».

Il tema fa da padrone anche nei dibattiti nazionali che stanno riscaldando i motori per le prossime elezioni politiche: ridurre la spesa europea per il riarmo a sostegno dell’Ucraina, dirottando la somma per i servizi di prima necessità che in Italia lamentano criticità strutturali non più trascurabili, dall’edilizia scolastica alla sanità. Soprattutto all’indomani dei grandi scioperi che hanno coinvolto gli autotrasportatori e gli agricoltori nel Paese messo in ginocchio dai rincari sul carburante: pompe di benzina con prezzi ciclopici, scaffali dei supermercati svuotati della merce fresca e una tensione crescente ad alimentare quel diaframma che separa la società civile dai palazzi del potere: «La spesa quotidiana», spiega l’Usb, «non può diventare un lusso. Intervenire subito su alimentari, energia, bollette, carburanti e affitti, aumenti veri in busta paga e rinnovi dei contratti che recuperino tutto il potere d’acquisto perso. Se aumentano i prezzi, devono aumentare automaticamente anche salari e pensioni». Gli extraprofitti? «Da tassare subito», perché «il costo della crisi non può essere scaricato sui lavoratori».

Lo spazio degli studenti

Tappa “simbolica” davanti all’università d’Annunzio. Perché oggi, nella manifestazione che animerà anche e soprattutto le piazze di Roma e Milano, i giovani sfileranno contro la «militarizzazione della pubblica istruzione a tutti i livello, con la propaganda per gli apparati militari come se fosse», prosegue l’unione sindacale, «un valore educativo. Ma i giovani non vogliono l’arruolamento alla guerra».

In piazza, con gli alunni, anche i docenti per chiedere lo stop alla riforma degli istituti tecnici: «Aumento di 300 euro netti mensili per docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario», è la richiesta promossa da Usb, Cobas insieme ad Adl (Associazione per i diritti dei lavoratori), Clap (Camere del lavoro autonomo e precario) e Sial (Sindacato italiano autonomo dei lavoratori), in una manifestazione che punta il dito contro i tagli alla scuola e che contesta, tra i tanti temi messi sul tavolo dai sindacati, anche la riforma degli istituti tecnici con un possibile taglio delle ore di lezione, delle materie e dei posti di lavoro. Non è la protesta dei “maranza” – come è stata bollata la manifestazione dei grandi centri delle scorse settimane – ma uno sciopero che mobilita la città e invade le sue strade armato di striscioni e bandiere, di slogan e richieste chiare alle istituzioni. In vista delle tensioni latenti e della potenziale presenza di soggetti nascosti all’interno del corteo, con intenzione lontane da quelle «pacifiche» promesse dall’Usb, la prefettura e la questura hanno comunque disposto un puntuale piano sicurezza destinato a garantire il regolare svolgimento del corteo, prevenendo le potenziali criticità. In campo carabinieri, polizia di Stato, guardia di finanza, polizia locale con personale in uniforme e in borghese, a sorvegliare nelle aree più sensibili.

L’industria della guerra

«Saremo a Pescara per chiedere a gran voce alla Regione Abruzzo di ricollocare tutti i lavoratori dell’ex Esplodenti Sabino tramite tavolo istituzionale aperto ad un confronto pubblico. Vogliamo che la regione, la Provincia di Chieti e le amministrazioni locali considerino un progetto alternativo che miri ad una riconversione industriale civile e non bellica a tutela dei livelli occupazionali e delle vocazioni produttive del territorio». Tra le fila del corteo di questa mattina, a Pescara, c’è anche il comitato “Disarmiamoci - Basta fabbriche di morte”, nato all’indomani delle tragedie che hanno colpito alcuni dipendenti della ex Sabino Esplodenti di Casalbordino.

Un comitato che unisce i familiari delle vittime e gli attivisti che chiedono alle istituzioni «una posizione chiara e decisa contro la militarizzazione progressiva del nostro territorio e sulla chiusura dell’Arca Defence», neonato impianto sul territorio vastese, risultato, spiega il comitato, «di ingenti finanziamenti che riflettono la volontà nazionale ed europea di puntare ad un’economia di guerra snellendo l’iter di autorizzazioni».

Gli stop

È partita ieri una parte degli scioperi: con il personale ferroviario, fermo dalle 21 di ieri sera fino alle 20.59 di oggi, stop anche per vigili del fuoco (con uno sciopero di 4 ore dalle 9 alle 13), scuola e sanità per tutta la giornata, garantendo prestazioni sanitarie d’urgenza e servizi minimi.