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30 ottobre

30 Ottobre 2026

Oggi, ma nel 2007, a Roma, alla stazione ferroviaria di Tor di Quinto, Giovanna Reggiani, romana di 47 anni, veniva presa con la forza, violentata, derubata, picchiata e uccisa - per la precisione morirà l’1 novembre successivo nell’ospedale Sant’Andrea per le conseguenze, senza riprendersi dal coma - dal rumeno Nicolae Romulus Mailat, di 23, di Vurpăr di Sibiu, manovale saltuario, con precedenti penali in Romania, dimorante in una baracca nel campo nomadi limitrofo. La malcapitata dopo il feroce trattamento veniva lasciata agonizzante nella scarpata adiacente il luogo dell'aggressione. La vittima, moglie del capitano di vascello della Marina militare Giovanni Gumiero, anche lui romano, futuro ammiraglio, di 52 anni, di stanza a La Spezia dove era a capo del Comando antimine, stava semplicemente rincasando, intorno alle 19.30, in una zona poco illuminata e non proprio tranquilla, diretta nell’alloggio fornito dalla Forza armata di mare. Era semplicemente uscita a fare acquisti nel pomeriggio e, verosimilmente, s’era servita del collegamento urbano su rotaia tra piazzale Flaminio e Prima porta.

Il fattaccio (nella foto, particolare, la stele commemorativa apposta, il 30 ottobre 2022, dal XV Municipio della Città eterna sulla rotatoria di via Camposampiero, dopo la targa comunale scoperta il 13 ottobre 2009 sopra i tornelli dello scalo dei treni di Tor di Quinto) sollevava enorme riprovazione popolare in tutto il Belpaese e diventava argomento politico e sociale evidenziando la necessità di migliorare la sicurezza cittadina. Nella speranza che la deriva capitolina, ma in realtà riguardante non solo l’Urbe, del “femminicidio”, reato che ancora non era espressamente identificato come tale, potesse essere in qualche modo contenuta. L’1 novembre di quel 2007 il governo presieduto da Romano Prodi approverà, in fretta e furia, il decreto legge numero 181 volto proprio ad inasprire le norme sull’allontanamento dei cittadini comunitari per questioni legate alla pubblica sicurezza. Il 14 aprile 2010 l’assassino verrà condannato, in via definitiva dopo il passaggio in Corte di cassazione, all’ergastolo. Con obbligo di rimpatrio e pena da scontare nella sua nazione d’origine.