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28 ottobre

28 Ottobre 2026

Oggi, ma nel 1951, a Barcellona, sul circuito cittadino di Pedralbes, l’argentino d’Abruzzo Juan Manuel Fangio aggiudicandosi la prima edizione del Gran premio di Spagna di formula 1, ottava ed ultima prova del mondiale piloti, conquistava con 37 punti il suo primo titolo iridato, con l’Alfa Romeo GP 159 “Alfetta”. Bolide con motore da 8 cilindri in linea di 1479 cm³ in grado di sprigionare 425 cavalli a 9300 giri al minuto e capace di spingere oltre i 300 chilometri all’ora. “El Chueco”, ovvero lo storto, come era soprannominato per via delle gambe arcuate, faceva sue 3 prove su 8 del campionato. Tagliava il traguardo davanti al connazionale José Froilán González, secondo su Ferrari 375, e al sodale di scuderia Nino Farina, sul gradino più basso del podio.

Il risultato di quel 28 ottobre 1951 in terra iberica rimarrà negli annali del Circus (nella foto, particolare, Fangio intento a salutare i tifosi dopo aver tagliato il traguardo spagnolo). “Rivadavia”, come si faceva chiamare all’inizio della carriera per nascondere alla famiglia la sua passione per la velocità, cingerà l’alloro cinque volte in totale: oltre che in quel magico ’51 anche nel ’54, nel ’55, nel ’56 e nel ‘57. Durante i 40 giri, pari a 442,12 chilometri complessivamente, la sfida sul nuovo tracciato era tutta tra le scuderie del Biscione e del Cavallino rampante. Ciascuna avevano schierato al via quattro vetture estremamente competitive.

Il cimento sarà decisivo nell’influenzare le scelte strategiche del vertice dell’Istituto per la ricostruzione industriale, proprietario della casa automobilistica di Arese già campione del mondo '50 con Farina al volante della 158 sovralimentata, nel decidere di ritirare le rosse contrassegnate dal quadrifoglio di Ugo Sivocci dal massimo segmento globale delle corse. Questo in virtù della sempre meno sostenibile rivalità con i bolidi del “Drake”. Isidoro Bonini, presidente dell’Iri, destinerà tutte le risorse sull’implementazione della produzione delle macchine di serie che faranno sognare il Belpaese della ripresa. Opzione che lascerà spazio alla crescita del mito delle monoposto contraddistinte dal Cavallino rampante di Francesco Baracca.