Quando la poesia rinasce in un romanzo

Nuova prova letteraria dello scrittore abruzzese Marco Tabellione
PESCARA. Un pianista che insegue il sogno di una sinfonia perfetta, sullo stimolo di un musicista amico di famiglia deceduto in condizioni tragiche. È il motivo principale del nuovo romanzo di Marco Tabellione, scrittore e poeta abruzzese, alle prese con la sua terza fatica narrativa, dal titolo “La vita che non muore”, edita da Chiaredizioni di Arturo Bernava. Un lavoro che giunge dopo i romanzi “Il riso dell’angelo” e “L’isola delle crisalidi” e dopo un lungo lavoro sulla poesia, un saggio descrittivo, ed una raccolta poetica “L’eternità dell’acqua” vincitrice dei premi Associazione editori d’Abruzzo e premio Maiella.
Ora dopo una lunga gestazione esce il suo ultimo romanzo, un romanzo lirico come lo definisce lo stesso autore. «Lirico nel senso», spiega Tabellione, «che la narrazione viene condotta attraverso una particolare attenzione al dato sensoriale e sentimentale, quasi nel tentativo di rivitalizzare la poesia e farla rinascere nella forma del romanzo». Nel romanzo dunque la poesia di Tabellione cerca di trovare una nuova via, ma la storia è anche l’occasione per trattare temi fondamentali, come la funzione dell’arte nella società, l’eutanasia, la bellezza pura della musica. Un inno all’arte e alla sua funzione di elevazione e spiritualizzazione, una funzione che oggi l’oppressione anche culturale determinata dalla pandemia ha drammaticamente resa necessaria.
Protagonista è un pianista alle prese con un matrimonio in crisi e il sogno di un’ambiziosa sinfonia. Un drammatico evento giungerà però a dividere in due la sua vita. La vicenda del musicista si intreccia con le storie di altri personaggi, in bilico tra la leggerezza della gioia e la pesantezza dell’angoscia: su tutti la musica stenderà il suo velo purificatore in una conclusione inaspettata. Un romanzo avvincente, ma soprattutto un romanzo di grande intensità poetica.