Quell’anno cruciale che ci fece entrare nell’età contemporanea

15 Gennaio 2017

Dalla rivoluzione russa alla svolta nella Grande Guerra Ma anche per la cultura ci furono cambiamenti epocali

di ALESSANDRO VOLPI *

Gli anni non sono tutti uguali. Questa notazione, che pare molto banale, in realtà ha un significato assai importante in termini storici perché, in alcuni casi, gli eventi accaduti nel corso di una sola annata possono produrre effetti in grado di condizionare il futuro in misura decisamente più rilevante di quanto non avvenga per lustri o persino decenni. Il 1917 è uno di questi anni straordinari, destinati a segnare il corso della storia tanto da poterlo indicare come la data di inizio del XX secolo.

LENIN E LE IDEOLOGIE

Nel 1917 è scoppiata la duplice rivoluzione russa, a febbraio e a ottobre, che non solo ha posto fine allo zarismo, cancellando uno degli ultimi grandi imperi, ma ha aperto l'età delle ideologie. Con l'avvento al potere di Lenin e l'affermazione del bolscevismo si è diffusa l'idea di uno Stato totalitario che ha trovato diverse declinazioni nell'arco del Novecento; dopo la fase delle monarchie assolute e quella delle monarchie costituzionali, con la rivoluzione russa si è inaugurata la stagione delle dittature “popolari”, fondate sul culto dell'ideologia come strumento di pedagogia e di coercizione collettiva.

Lo Stato è diventato, in tale prospettiva, il nuovo monarca assoluto e ha imposto la trasformazione degli antichi sudditi in “nuovi” militanti, cambiando radicalmente il linguaggio della politica e rendendo la libertà una condizione da conquistare e non un diritto. In questo senso, l'avvento del bolscevismo ha reso il Novecento il territorio di uno scontro fra differenti ideologie e, al tempo stesso, ha contribuito a far sì che lungo quel secolo si consumasse il conflitto fra totalitarismi e democrazie, condotto prima con le armi e poi con gli strumenti della lotta politica.

IL SECOLO AMERICANO

Il 1917, parimenti, è stato segnato dall'ingresso degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale; un evento che ha significato il primo vero impegno internazionale di quel Paese e che ha avviato l'esperienza del “secolo americano”. Con l'entrata in guerra degli Stati Uniti di Wilson, ha avuto inizio, infatti, la politica globale a stelle e strisce, vero elemento caratterizzante dell'intero Novecento e che era stato quasi del tutto assente nel corso del secolo precedente quando le presidenze americane avevano scelto un rigida linea isolazionista, tipica di una potenza solo regionale.

Dopo il 1917, il mondo avrebbe dovuto fare i conti così con Russia e Stati Uniti e soprattutto con i loro modelli di organizzazione politica, su cui si è fondato, a lungo, un assetto bipolare.

CAPORETTO E RISCATTO

In Italia, come nel resto dell'Europa, il 1917 si rivelò l'anno più duro della Prima guerra mondiale, contraddistinto, oltre che dall'ingresso degli Stati Uniti e dall'uscita della Russia dal conflitto, dalla massiccia offensiva austro-tedesca che mise in ginocchio le fragili difese italiane. Tra il 24 ottobre e il 12 novembre di quell’anno si consumò la disfatta di Caporetto che assunse per la storia italiana un significato davvero cruciale.

Caporetto non costituì solo una pesantissima sconfitta militare, ma rappresentò la più grave minaccia per la sopravvivenza stessa del giovane Regno d'It. alia; dopo lo sfondamento del fronte sembrava infatti che le truppe austriache e tedesche potessero dilagare nel nord del Paese, arrivando fino a Milano, e fossero in grado pertanto di spaccare in due la penisola.

Davanti a tale pericolo estremo, l'Italia seppe però reagire in maniera efficace quanto per certi versi sbalorditiva. Vittorio Emanuele III, che aveva sicuramente mal gestito l'ingresso nel conflitto con il pasticcio del Patto di Londra, ebbe l'intelligenza di chiamare alla guida del governo un uomo di grande prestigio come Vittorio Emanuele Orlando, sostituendo il debole esecutivo di Paolo Boselli. Chiamò, poi, alla testa dell'esercito il generale Armando Diaz che decise, con estrema rapidità, di abbandonare la ferrea quanto inutile strategia del suo predecessore Raffaele Cadorna di mandare le truppe al massacro degli assalti di trincea e delle fucilazioni di massa nei confronti dei militari tornati in ritardo dalle licenze, per procedere invece ad una decisa motivazione dei soldati italiani, sui quali certo fece molta impressione la chiamata alle armi dei ragazzi del 1899, proiettati sul fronte spesso non ancora diciottenni.

SPERANZE E DEBOLEZZA

Anche il Partito socialista, che fino a qual momento aveva manifestato un acceso neutralismo, decise di sostenere lo sforzo patriottico, in un chiaro impegno di solidarietà nazionale. I cattolici non restarono esclusi da questa mobilitazione e condivisero la ricerca della pace auspicata con convinzione nell'agosto del 1917 dal papa Benedetto XV nella “Lettera ai capi dei popoli belligeranti”. In questo modo la più pesante sconfitta militare italiana si trasformò nel momento del riscatto, grazie al quale si consolidò, finalmente, l'idea del Risorgimento nazionale che poté, proprio con la partecipazione popolare alla guerra, superare i confini elitari del secolo precedente. Una rifondazione del Regno d'Italia su basi più ampie che suscitò speranze e attese tanto avvertite da scatenare, dopo la profonda delusione della pace di Parigi, il mito della vittoria mutilata, caro a D' Annunzio, per cui l'Italia aveva vinto la guerra e perso la pace.

Il 1917 pose così una decisiva ipoteca su buona parte del Novecento perché consegnò agli anni successivi un’Italia coesa nella difesa della propria identità, ma ancora incapace di farsi valere su scala internazionale, la cui debolezza permise al fascismo di rendersi interprete di una simile delusione e di appropriarsi dello sforzo collettivo condotto dal paese durante la Prima guerra mondiale e tradito dalla politica liberale. Certo non a caso Mussolini chiamò Armando Diaz a ricoprire la carica di ministro della guerra nel suo primo governo, dopo la Marcia su Roma.

MASSE, ARTE E MERCATO

La comparsa sulla scena delle future grandi potenze e la tragedia della guerra mondiale segnarono dunque l'ingresso a pieno titolo nel Novecento che sarebbe stato caratterizzato dalla presenza delle masse nella storia, divenute protagoniste sotto molteplici aspetti, oltre a quello politico.

Nel 1917, al noto ristorante Reisenwerber, al Columbus Circle di New York, tenne un fortunato concerto l'Original Dixieland Jazz Band che, di lì a poco, registrò “Livery Stable Blues”, il primo pezzo inciso con chiare finalità commerciali e destinato a inaugurare il mercato mondiale dei dischi. Nello stesso anno, le avanguardie artistiche, dalla Metafisica di De Chirico, al Dadaismo fino al Neoplasticismo, divennero un linguaggio capace di superare i confini dei ristretti circoli intellettuali per tradursi in veri e propri fenomeni di costume che, insieme al rinato Futurismo, plasmavano le coscienze delle nuove generazioni condizionandone in profondità anche le scelte politiche.

Ancora nel 1917 esplodeva il successo planetario di Charlie Chaplin che nel giro di un anno fece uscire ben quattro film (“Easy street” a gennaio, “The cure” in aprile, “The immigrant” in giugno e “The adventurer” in ottobre) capaci di renderlo forse la prima vera star mondiale del cinema, mentre il controverso lungometraggio di J. Gordon Edwards, “Cleopatra”, che ebbe la sua anteprima nell'ottobre del 1917, fu uno straordinario successo, oggetto però di un'aspra censura perché ritenuto troppo osceno.

Anche da questo punto di vista era iniziato il Novecento. Il 1917 sembra essere stata quindi quella “linea d'ombra”, per utilizzare il titolo del romanzo di Conrad uscito proprio in quell'anno, che ha separato la storia moderna da quella contemporanea.

MODÌ E JEANNE

In chiusura vale la pena aggiungere una piccola nota che riguarda la più da vicino il nostro territorio e la nostra storia. In questo clima di radicale trasformazione, il poco più che trentenne Amedeo Modigliani, nel marzo del 1917, incontrava la diciannovenne Jeanne Hébuterne, che sarebbe stata spesso sua modella e di cui si innamorò perdutamente. Con lei, il pittore livornese preparò la sua prima esposizione nella Galleria Berthe Weill di Parigi che fu chiusa il giorno stesso dell'inaugurazione per oltraggio al pudore; il mondo stava cambiando ma non ancora a sufficienza per accettare il genio irrequieto di Modigliani.

(* docente di storia

contemporanea

all’Università di Pisa)