Questa Italia può salvarsi, parola di de Bortoli

Nel suo libro il giornalista va alla ricerca delle virtù di un Paese che sembra aver perso la memoria
PESCARA. C’è un’Italia che attende il segno della riscossa. C’è un paese che vorrebbe emanciparsi dalla paura, archiviare la deriva sovranista, l’inerzia o l’incapacità delle classi dirigenti, la mancanza di civismo nelle piccole e grandi azioni quotidiane, l’assenza di buon senso, la rabbia. C’è un Paese che è migliore di quello che oggi sembra aver vinto. Va alla ricerca di questa Italia Ferruccio de Bortoli, editorialista del Corriere della Sera, quotidiano di cui è stato direttore, nel documentato e appassionato libro-manifesto “Ci salveremo, appunti per una riscossa civica” (Garzanti, 172 pagine, 16 euro). Un titolo non scontato per chi segue con preoccupazione la politica di questi anni. Un libro dove il futuro viene letto e indagato alla luce di una speranza e di un ottimismo che non possono mancare in chi ama questa grande e scombinata penisola. Il cui difetto principale, nota de Bortoli, è l’indifferenza. Un sentimento di estraneità che fa di noi degli “espatriati inconsapevoli”, cittadini di passaggio, distratti, egoisti, rancorosi. E non perché impoveriti («inghiottiti» e non ancora riemersi) dalla grande crisi economica del 2008. Ma perché fiaccati da uno Stato pasticcione che non ci ama, o disillusi (forse) dalla lunga stagione delle ideologie, dalle magnifiche sorti e progressive di un Paese i cui cittadini non sempre sono stati all’altezza della sua fama. Eppure, nota de Bortoli, «noi siamo migliori di quello che sembriamo», e possiamo «coltivare una speranza e formulare un impegno». Rianimando «uno spirito civico perduto», un senso di responsabilità collettiva «annebbiato». Per trovare e raccontare questa Italia de Bortoli compie un lungo e avvincente viaggio tra coloro che coltivano le virtù civili nelle professioni o nel volontariato; e tra i molti giovani, e sono tanti, 5 milioni e più, che in questi anni hanno scelto di lavorare all’estero, alcuni dei quali con successo. Espatriati “consapevoli”, come Alex Tosolini, ai vertici di Kroger, colosso della grande distribuzione americana da 120 miliardi di dollari di fatturato, o Maria Grazia Roncarolo, medico docente a Stanford, scienziata di livello, rientrata al San Raffaele di Milano e poi di nuovo espatriata perché il suo Paese non ha fatto nulla per trattenerla, come non ha fatto nulla per le decine di ricercatori che Roncarolo ha formato e che tutti, senza eccezione, oggi lavorano fuori dai nostri confini.
Da dove cominciare per raddrizzare il legno storto di questo Paese? Se puntiamo lo sguardo alla politica e alle prossime sfide europeiste, la medicina migliore, osserva de Bortoli, è la memoria. «La coltivazione non retorica ma attiva e consapevole della memoria». L’anticorpo più efficace al sovranismo che semplifica la realtà e agita ipotetici complotti internazionali e riesuma antichi sospetti».
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