“Raccontami tu” a teatro il romanzo di violenza e libertà

PESCARA. Prima nazionale questa sera al teatro delle Maddalene di Padova per “Raccontami tu” andato in scena in anteprima a Pescara allo Spazio Matta il 24 novembre. Lo spettacolo è liberamente...
PESCARA. Prima nazionale questa sera al teatro delle Maddalene di Padova per “Raccontami tu” andato in scena in anteprima a Pescara allo Spazio Matta il 24 novembre.
Lo spettacolo è liberamente ispirato dal romanzo omonimo dell’autrice pescarese Maristella Lippolis ed è il risultato di una residenza Magfest, progetto diretto a Pescara da Annamaria Talone, rete con il network internazionale di donne nel teatro The Magdalena Project. La regia è stata curata da Manuela Frontoni di Aulò teatro di Padova, sul palco Gisela Fantacuzi, Carmen Nubla, Francesca Saraullo e Guido Sciarroni con le musiche del compositore Giuseppe Viaro.
Il romanzo parla di tre donne in fuga da uomini violenti o assenti e parla della capacità di sorellanza femminile che trova nel raccontarsi la forza di reagire e di agire per reinventare la propria vita in un percorso di libertà. Il progetto Magfest nasce nel territorio abruzzese dall’incontro tra la scrittrice Maristella Lippolis e la direttrice teatrale Annamaria Talone e dalla loro capacità di trasformare il raccontarsi e l’ascolto delle voci femminili in una progettualità concreta che vede le donne protagoniste. «Julia Varley, attrice storica dell’Odin Teatret e fondatrice della rete The Magdalena Project intitolò il festival internazionale Transit in Danimarca con la frase “Stories to be told” ovvero storie che devono essere raccontate», ricorda Talone, «e chiese ad ognuna di noi di raccontare una storia che non poteva rimanere taciuta. A lungo ho avuto questa frase in testa, pensando al valore del teatro come luogo di memoria attiva. Nel 2009 ho deciso insieme ad un collettivo di artiste attrici, di portare l’esperienza del Magdalena in Italia. Un’impresa titanica ma necessaria. È in quell’occasione che incontrai Maristella Lippolis, che mi spinse con grande energia e con supporti istituzionali a continuare nel progetto».
Da allora la collaborazione tra le due donne si è intensificata, arricchendo il progetto di un’ esperienza generazionale diversa, legata ad un femminismo storico ma ancorato al presente in modo dialettico e poroso. «Io appartengo a una generazione che ha pensato di poter fare a meno della difesa di alcuni diritti e conquiste culturali», spiega Talone. «Ma questa convinzione è stata presto smentita dai fatti attuali. Il nostro raccontarci è stato continuamente attraversato da una dialettica viva, a volte anche di dissensi, ma sempre generativa di azioni e relazioni aperte sul mondo. Nel 2012 tramite Julia Varley ho incontrato Manuela (Frontoni, regista della piéce ndr)che aveva una storia davvero necessaria da raccontare: Erica, una giovane attrice del suo gruppo, era stata uccisa dall’ex compagno. Cosa fare? La prima risposta è stata quella di non voler dimenticare Erica e prendere da questa storia atroce la forza per parlare di violenza di genere, e il teatro ci ha dato il linguaggio per farlo in modo riflessivo e non retorico».
Ha avuto così inizio “Free Form-Free From Violence” un evento teatrale in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione di ogni forma di violenza sulle donne. Tante le artiste che in questi anni hanno dato il loro contributo. Nel 2018, Lippolis pubblica “Raccontami Tu” «e nel dicembre dello stesso anno con Manuela decidiamo di aprire una residenza per creare lo spettacolo». «Anche per me l’incontro con Annamaria è stato molto importante», racconta la scrittrice, «Lei appartiene a una generazione diversa dalla mia, di “figlie” anagrafiche del femminismo con le quali non si poteva dare niente per scontato: altri sguardi, altre esperienze, altri linguaggi con cui misurarsi, alla pari. Senza la pretesa di saperne di più». L’intesa è stata autentica e stimolante per entrambe. «L’adattamento teatrale d i “Raccontami tu” è stato un passaggio emozionante», aggiunge Lippolis. «Credo che, per chi scrive narrativa e costruisce una storia fatta di fantasia e parole, vedere quelle stesse parole diventare voci, corpi, movimenti, lacrime e sorrisi, rappresenti un azzardo e una scommessa . Il rischio della delusione è sempre presente. Nel mio caso, grazie all’intuito di Annamaria e alla professionalità di Manuela Frontoni, è accaduto una specie di miracolo, poiché le bravissime attrici che hanno interpretato le mie tre protagoniste erano esattamente come le avevo immaginate e viste nella fantasia. Vederle muoversi in scena è stata una grande emozione: erano sé stesse nella finzione scenica, e contemporaneamente anche le “mie” Caterina, Dina e Alice».
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