Raffaele Fraticelli, il ritorno di Zì Carminuccio

3 Maggio 2018

La voce del programma cult della Rai Abruzzo “Pe’ la Majella” domenica celebrerà il Miracolo del Lupo a Pretoro

Allora, la radio era sicuramente qualcosa di più di uno dei tanti elettrodomestici che cominciavano a trovare spazio nelle case sotto la spinta dal boom economico. Appuntamento fissato per la tarda mattinata della domenica mentre la città, per dirla con un altro refrain dell’epoca, si era «svegliata con le campane» e la famiglia cominciava ad riunirsi per il pranzo del giorno di festa.
“Pe’ la Majella, settimanale di vita abruzzese e molisana” scandiva l’annunciatore sulle note di un accattivante motivetto che, dagli studi Rai di Pescara, ha accompagnato un’intera generazione per quasi trent’anni tra musiche popolari, parodie, rubriche di attualità e siparietti grondanti di allegria e genuina abruzzesità. Tanti i protagonisti, Raffaele Fraticelli, una delle voci più sensibili ed autentiche della poesia dialettale, incarnato nel personaggio di Zì Carminuccio, pronto a spassosi duetti con la Baronessa, nella persona di Margherita Del Bono.
Raffaele Fraticelli, teatino, che ha da poco compito 94 anni, sorride e ricorda: «Un personaggio, quello di Zì Carminuccio, dai tanti risvolti, un vecchietto molto attento ai problemi, piccoli e grandi, che la cronaca del tempo proponeva affrontati con un sottile velo di inquietudine ma sempre in maniera ironica e pungente. Ci si incontrava in settimana presso la sede Rai concordando un canovaccio sul quale molti di noi finivano per improvvisare. In fondo, un gruppo di amici animati da spirito goliardico ed una grande popolarità, magari ingigantita dal fatto che i nostri volti erano sconosciuti agli ascoltatori. Una volta, un amico insistette per portarmi a casa dalla madre che voleva assolutamente conoscere Zì Carminuccio. Beh, l’anziana signora rimase forse un po’ delusa dal mio aspetto e finì quasi per rimprovere al figlio l’aver intaccato nella sua immaginazione il fascino di quel personaggio che le teneva abitualmente compagnia».
Per Fraticelli decine di pubblicazioni in vernacolo ed una trasposizione in lingua popolare dei racconti evangelici che ha di recente ricevuto anche l’apprezzamento di Papa Francesco.
Siamo a maggio ed il poeta è più che mai impegnato nei preparativi per la suggestiva rappresentazione che avrà luogo a Pretoro domenica prossima per rinnovare il Miracolo del Lupo, pantomima della gente povera rigorosamente riservata ai soli uomini. «Niente donne e gli umili, al tempo, non avevano assolutamente facoltà di poter prendere la parola», spiega Fraticelli il quale da oltre cinquant’anni, spinto dall’emozione suscitata dall’evento nella moglie Giuliana, allora maestra del paese, accompagna la rappresentazione attraverso un testo scritto in dialetto, ovvero la “parlatura”, linguaggio nativo del popolo.
La storia vede moglie e marito che si recano in montagna a far legna portando con sé, in un cesto di vimini, il figlioletto di pochi mesi. Un lupo esce improvvisamente dalla boscaglia e rapisce il bambino mentre i genitori, costernati dopo inutili ed affannose ricerche, si rivolgono imploranti a San Domenico. Ed il miracolo si realizza. Il lupo, ammansito dal santo, torna e riconsegna l'infante sano e salvo con i versi di Fraticelli, definito da monsignor Bruno Forte «artista degli umili, poeta di Dio», a fare, appunto, da voce narrante.
Versi ben calibrati, fondati sulla religiosità ingenua e istintiva della gente di paese, pronti a dare il via ad un lungo suono di campane per diffondere la notizia dell’avvenuto miracolo per le valli, le cime della Majella e gli strettissimi vicoli in pietra del paese. «Il miracolo si compie tra una serie di folate di vento e alcuni angioletti tutti in cerchio, al tempo intagliati nel legno dagli artigiani del luogo" ricorda il poeta teatino, dallo scorso anno cittadino onorario di Pretoro, autore tra l’altro di "Vinirdì Ssante», versi struggenti dedicati alla processione del Venerdì Santo a Chieti e trasmessi oltre sessantacinque anni fa su radio Rai.
Ora, per Raffaele Fraticelli, c’è un altro appuntamento, presso il Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara il prossimo 25 maggio, con “Terra nostre”, omaggio alla nostra regione attraverso la lettura dialettale di varie liriche tra cui il dramma “Carmenelle de lu vente” e alcune pagine scelte de "La Figlia di Iorio" di Gabriele D’Annunzio.
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