Rapsodia ‘900, Drammateatro porta in scena Dacia Maraini

16 Settembre 2020

La compagnia di Popoli con Beatrice Giovani debutta al Festival di Ferrara 

POPOLI. «Di ogni personaggio ho cercato l’essenza, fare teatro dà la possibilità di indagare nelle vite degli altri». Beatrice Giovani, 21enne attrice di Popoli, è pronta al debutto in prima nazionale venerdì 18 a Ferrara, festival “Totem Scene Urbane”, con lo spettacolo del Drammateatro “Rapsodia ‘900” tratto dal romanzo di Dacia Maraini “Il treno dell’ultima notte”, drammaturgia e regia di Claudio Di Scanno.
Sola in scena nel suo corpo-voce danzante, Beatrice, che per questa prova di attrice totale ha guadagnato la menzione speciale nella sezione Giovani attori emergenti dal Premio nazionale Franco Enriquez, si dice «emozionata dal meraviglioso viaggio nel teatro e nella storia» offertole dal lavoro sulla drammaturgia di Di Scanno. Un monologo di un’ora e più in cui la giovane attrice dà corpo, voce e movimento al personaggio della giornalista Amara Sironi protagonista del romanzo, del suo amico-amore d’infanzia Emanuele e di sua madre, dei viaggiatori che incontra sul treno che dall’Austria la porta in Polonia per il suo reportage, l’uomo dai braccialetti di pelliccia, l’uomo delle gazzelle... .
«Un lavoro specifico, fondamentale e duro su ogni personaggio», racconta Beatrice, studentessa di lettere moderne alla Sapienza, al suo quarto spettacolo con il Drammateatro di Di Scanno. Forza e fragilità della protagonista rappresentano il perno su cui si costruisce “Rapsodia '900”, racconta al Centro il regista abruzzese premiato quest’anno all’Enriquez per la regia di “Moby Dick” con in scena Susanna Costaglione e Marco Di Blasio alle musiche.
Scritto dalla Maraini nel 2008 (Rizzoli) “Il treno dell’ultima notte” è un testo intenso e forte che narra di una sorta di viaggio iniziatico di Amara Sironi, giovane giornalista inviata nei Paesi dell’Est dal giornale nel quale lavora per un reportage “oltre cortina” ai tempi della Guerra fredda.
Siamo nel 1956 e nel lungo viaggio la protagonista attraversa la memoria di una Europa divisa nei due blocchi, con ancora le ferite aperte dalla guerra e dall’orrore della Shoah, dove cerca tracce del suo giovane amico ebreo austriaco forse morto ad Aushwitz, fino a ritrovarsi nel pieno della rivolta d’Ungheria. Una immersione la sua, nell’epoca drammatica della storia d’Europa, non priva di coinvolgimenti personali in grado di determinare in lei una forte quanto perturbante e intima consapevolezza. «Il romanzo della Maraini è un affresco del '900 che scava nella vita di Amara dall’infanzia all’età adulta», racconta Di Scanno, «il nostro spettacolo si concentra sul rapporto tra Amara ed Emanuele e sulla ricerca di questi. Amara ritroverà un individuo che non è più il suo Emanuele, ma un morto che racconta la sua vita. Il tutto calato tra l’orrore della Shoah e la Guerra fredda, il '900 secolo dell’orrore”. «Molta fedeltà» al romanzo e alla memoria della storia europea del '900 , «molto senso della narrazione e molta responsabilità comunicativa» ha annotato la stessa Dacia Maraini dopo la lettura della sintesi drammatizzata da di Di Scanno.
Al festival di Ferrara il regista del Drammateatro interverrà all’incontro “Le magnifiche utopie”. Una riflessione pubblica, in presenza e in streaming, sulla grande esperienza del teatro negli altri luoghi, dagli spazi urbani ai luoghi del disagio sociale, alla ricerca di forme e occasioni differenti di socialità del teatro oltre gli spazi deputati della rappresentazione. In ottobre “Rapsodia ‘900” aprirà la stagione del Teatro della città, rassegna di teatro, musica, cinema curata dal Drammateatro fino a dicembre al Comunale di Popoli.