Red Canzian: la vita dopo i Pooh

Il cantante sarà in concerto con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese il 16 agosto a Pescara
Sale sul palco con un progetto nuovo dopo 50 anni di Pooh e con lui porta il maestro Stefano Fonzi e l’Osa (Orchestra Sinfonica Abruzzese).
Red Canzian, 66 anni, è un artista poliedrico che, tolta la giacca di storico membro di una delle band più longeve d'Italia, ha indossato quella di artista ed è tornato a fare musica con il suo "Red in Blue". Canzian, che sarà in concerto con l’Osa, il 16 agosto, al Teatro D’annunzio di Pescara, si racconta in questa intervista al Centro.
Cantautore, compositore e produttore discografico. Qual è secondo lei il vestito che più le calza a pennello?
Quello che lei non ha citato e che in fondo è la somma, il risultato finale al quale portano le varie sfaccettature di questo mestiere: stare sul palco, davanti a un pubblico che ha voglia di ascoltare le tue emozioni, ogni sera diverse, ogni volta con lo stesso respiro del momento che vivi. Credo che questa sia la grande “fortuna” di chi canta e suona poter salire su un palco.
C'è un momento della sua carriera che ritiene essere stato fondamentale?
Fondamentale è stato quando, a 16 anni, ho capito, durante un festival per giovani cantanti, che quello era il mestiere, la vita, che volevo fare da grande, ma anche entrare nei Pooh, e mettere in pratica tutto quello che sapevo fare, e imparare tutto quello che ancora non sapevo fare. Fondamentale è stato anche lo scioglimento dei Pooh, un momento doloroso ma inevitabile, in cui ho capito che mi dovevo reinventare, ritrovare antiche passioni, progettare cose nuove e diverse, proprio nel rispetto della storia dei Pooh, che ritengo irripetibile.
Si è unito ai Pooh grazie proprio alla passione per la musica, in un'epoca in cui le band vengono costruite a tavolino è strano pensare che voi vi siete ritrovati proprio perché amavate suonare. Che ricordi ha di quei momenti?
Una volta, i complessi - perché così si chiamavano - attuavano una sorta di “selezione naturale della specie”. Mi spiego meglio: si andava a suonare in un posto e mediamente c’erano anche altri gruppi che si esibivano e puntualmente, se c’era uno forte in un altro gruppo, lo andavi a corteggiare, e così le formazioni erano in continua mutazione, si cresceva, si diventava bravi e chi non era forte o portato per il lavoro di squadra restava a casa. Così è avvenuto anche per i Pooh, con l’ingresso di Roby, poi quello di Riccardo, di Dodi, di Stefano e infine il mio, avvenuto dopo aver sentito decine di bassisti prima di me e hanno preso me che suonavo la chitarra!
C'è una canzone in particolare che sente più sua delle altre?
“Stare senza di te” è sicuramente un capitolo vincente, per l’argomento che riguarda un momento della mia vita molto importante e per il successo che ha avuto, ma chi scrive canzoni è come una brava mamma e ogni “figlio” viene amato e curato.
Dopo 50 anni di musica, i Pooh si sono sciolti, è stato difficile metabolizzare questa decisione?
È una scelta nostra, pensata e programmata negli anni precedenti al 2016, proprio per offrire alla nostra storia straordinaria la conclusione che meritava, per cui ci siamo arrivati abbastanza preparati. Ovvio che, come dicevo prima, c’è stato il dopo Pooh da capire, e capire come interpretarlo e ognuno di noi si è mosso a seconda della sua indole. Io ho provato a voltare pagina, nel rispetto di una storia che deve restare dei Pooh e solo dei Pooh. Ecco perché mi sono inventato un album, un Sanremo e un tour, Testimone del tempo, che si discostano molto dalla mia storia, e quando cito qualcosa dei Pooh, cerco di darne una lettura personale, mia. Certi impasti vocali, certi arrangiamenti, devono restare esclusiva dei Pooh, erano e resteranno il nostro marchio di fabbrica. All’interno di questa sperimentazione, per esempio, sto lavorando con Stefano Fonzi, un direttore bravissimo, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, e un trio di musicisti straordinari, a un progetto-concerto dal titolo “Red in Blue”, nel quale faccio il “cantante” e canto le “canzoni della nostra vita”.
A Sanremo ha partecipato con un suo pezzo e ora gira l'Italia con le sue canzoni. Cosa è cambiato da quando faceva tutto questo con i Pooh?
È cambiato tutto, ma io mi sono rimboccato le maniche altre volte nella mia vita, e sono pronto a farlo ancora. Spero solo che il pubblico non cambi e che se qualcuno si perderà per strada, spero venga sostituito da qualcun altro, in grado di capire ed apprezzare l’amore che io ho per la musica e per la gente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA