Ricchi e Poveri: «All’Ariston portiamo un inno alla vita»

27 Gennaio 2024

SANREMO. «Quando incontro la mia vicina di casa mi dice: ma ancora cantate?», scherza Angela Brambati. «Dopo tanti anni sul palco abbiamo un modo di giocare che fa divertire la gente», le fa eco...

SANREMO. «Quando incontro la mia vicina di casa mi dice: ma ancora cantate?», scherza Angela Brambati. «Dopo tanti anni sul palco abbiamo un modo di giocare che fa divertire la gente», le fa eco Angelo Sotgiu. E proprio con questa «voglia di leggerezza», insieme con «l’entusiasmo, la passione, l’amicizia e l’emozione di sempre«, i Ricchi e Poveri tornano al Festival di Sanremo per la tredicesima volta, in gara con Ma non tutta la vita.
Il brano «è un invito a buttarsi, a vivere pienamente la vita, a credere nelle proprie inclinazioni, anche nel lavoro», spiega “la brunetta”. «Anche le delusioni arricchiscono, sono tutti passaggi obbligati, ma tocca a te iniziare il percorso». Scritta da Edwyn Clark Roberts, Cheope e Stefano Marletta e arrangiata da Merk&Kremont e Edwyn Roberts, la canzone inizia con un’autocitazione, «Che confusione», che proietta subito un tormentone, lanciato nel 1981, nell’era della Generazione Z, con ben 186 milioni di streaming: «Sarà perché ti amo è forse il ricordo più bello che abbiamo del Festival: quel brano è in qualche modo segnato da Dio, ci ha dato il link per il successo internazionale. Per la prima volta ci presentavamo con una formazione a tre (con il compianto Franco Gatti, senza Marina Occhiena, ndr) e avevamo un po’ di ansia, ma poi la canzone ha sfondato, è stata cantata in mille lingue ed è diventata un inno di festa, come testimoniano i video sui social che arrivano da tutto il mondo, dalla Cina alla Spagna, incredibile», sottolineano i Ricchi e Poveri. «Senza nulla togliere alla nostra prima volta, nel 1970 con La prima cosa bella: ogni volta è un’emozione diversa, allora eravamo ragazzini, oggi siamo più coscienti», riflette Sotgiu. «Ricordi meno felici? Ci sono, ma la cosa importante è superarli. Si può cadere, quello che conta è rialzarsi». All'Ariston – dove hanno vinto nel 1985 con Se m'innamoro – arrivano forti di 22 milioni di dischi venduti, 30 album e 5,7 milioni di ascoltatori mensili che rendono il duo il più streammato di Spotify tra gli artisti in gara al Festival 2024, a confermare l’intergenerazionalità di un repertorio di hit come Che sarà, Mamma Maria, Voulez vous danser. «Il segreto del successo? È l'affetto della gente», risponde Angela. E poi aggiunge: «A volte mi chiedo: se le avessero cantate altri, le nostre canzoni avrebbero avuto la stessa eco?». Del cast di quest’anno pensano che sia «fortissimo: merito di Amadeus che davvero mette al centro la musica», osserva Brambati. «E poi ho visto la mia amica Loredana (Bertè, ndr), me la sono abbracciata. Se ci auguriamo il podio? Già essere al Festival è un podio per noi», risponde Sotgiu. Per la serata cover hanno voluto con loro sul palco Paola e Chiara, «due icone, come testimonia il nuovo boom avuto dopo la rèunion dello scorso anno», dice Angelo. E con il medley sulle note di Sarà perché ti amo e Mamma Maria promettono di regalare un momento karaoke, come quello che travolse l’Ariston nel 2020, quando tornarono nella formazione a 4 con Gatti (morto nel 2022) e Occhiena: «Serata straordinaria». Reduci da un tour internazionale che ha toccato Mongolia, Moldavia, Romania, Uzbekistan, Germania, Kazakistan («è pazzesco, un onore sentire il pubblico che canta in italiano con noi in tutti questi Paesi»), dopo il Festival sono attesi in Estonia, Australia, Georgia e altri Paesi «ma in agosto torniamo a esibirci in Italia». (a.ma.)