Romano: addio truci delitti si va a Lisbona tra cibo e Fado

Lo scrittore presenterà domenica nella sua Pescara il nuovo romanzo/guida «D’Amore e Baccalà racconta di un lui e una lei in una delle città più vitali oggi»
Scoprire un luogo – la magica Lisbona – viaggiando sulle ali dell’amore, della letteratura, dei sapori. Alessio Romano vira dal “giallo” al “rosa” con il suo nuovo libro dal titolo “D’Amore e Baccalà”, uscito in questi giorni per i tipi della Edt. La prestigiosa casa editrice torinese che pubblica in Italia la Lonely Planet – la guida per viaggiatori che amano scoprire il mondo calandosi nella “pancia” di ogni Paese – lo ha voluto nella collana Allacarta, che propone scrittori contemporanei che raccontano Paesi attraverso il cibo che in essi si gusta, l’arte e i sentimenti che vi regnano: ogni viaggio una storia, ogni storia un piatto. E una guida per visitare in una settimana una città, con consigli su che fare e dove mangiare spendendo poco. Il romanzo del quasi quarantenne scrittore pescarese verrà presentato in anteprima domenica, 25 marzo, alla Feltrinelli di Pescara, ore 17, in una conversazione tra l’autore e Giovanna Di Lello, brani saranno letti dall’attrice Irida Gjergji con intermezzi musicali a cura di Christian Carano. Romano ha debuttato nel 2006 con “Paradise for all” (Fazi editore e poi Bompiani) un giallo ambientato alla Scuola Holden dove ha studiato Tecniche della Narrazione e oggi insegna. È autore di “Solo sigari quando è festa” (Bompiani, 2015) e curatore de “Gli Stonati” (Neo edizioni, 2017). Chi lo conosce sa che è il thriller, forse più che il giallo classico, il suo genere: predilige la suspense, la tensione e l’eccitazione come elementi principali della trama. Ma in “D’Amore e Baccalà” di tutto questo non c’è traccia. Una nuova avventura.
Romano, cosa racconta questo romanzo/guida?
“D’Amore e Baccalà” narra una storia d’amore tra uno scrittore italiano che vive a Lisbona e la cameriera di una tasca, che è la tipica trattoria a conduzione familiare in Portogallo. La storia d’amore diventa il pretesto per raccontare Lisbona, i suoi luoghi più importanti, i suoi miti: da Ulisse, che una leggenda portoghese vuole fondatore della capitale, a Fernando Pessoa, forse l’intellettuale più amato in quel Paese. Altro elemento fondamentale del libro è la cucina, i sapori e le tradizioni culinarie che ho conosciuto a fondo: sono stato più di un mese lì per scriverne.
Perché Lisbona?
È una città che ho amato in modo particolare da subito. E in questo momento è una città molto interessante, perché sta attirando energia nuove da tutta Europa, dal Sudamerica e dall’Africa, dalle ex colonie insomma. Ha prezzi bassi e una politica di tassazione conveniente che ha portato aziende e posti di lavoro nonché pensionati pieni di vita. C’è una vitalità pazzesca a Lisbona, è gioiosa, un luogo dove si sta ragionando di futuro meglio che in altre parti del mondo. L’ho scelta per questo mio passaggio dal thriller alla letteratura di viaggio e alla commedia rosa perché è romanticissima, c’è un capitolo in cui emerge che in questo senso è meglio di Parigi: concilia l’amore più che il delitto.
È evidente che le piace viaggiare.
Molto. È la cosa più bella che si può fare nella vita. È stimolante il confronto con altre culture, credo che sia il modo migliore per superare pregiudizi, razzismo, ignoranza. La scuola li deve far viaggiare i ragazzi, è un buon antidoto contro i pregiudizi e l’odio ottuso.
Le sue mete predilette?
In particolare il mondo latino. Sudamerica, Francia Spagna, Portogallo i posti in cui ho viaggiato di più. Amo il modo di vivere mediterraneo, la sua cucina. Ma anche nei posti “brutti” vale la pena andare, è importante per me nutrirmi di cose nuove, zone per me inesplorate.
Lei è un tipo di viaggiatore informato, di quelli che sanno tutto del Paese di destinazione già prima di partire ?
Credo molto nella serendibity, cercare cose e trovarne altre, ma mi piace leggere scrittori che hanno parlato o sono del posto dove andrò. Per Lisbona Antonio Tabucchi è stato fondamentale e ho affrontato meglio autori come Pessoa, che ha una produzione vasta e appassionante, Saramago e altri scrittori portoghesi meno famosi. Ma non solo libri, anche la musica di un Paese è per me importante. Per “D’Amore è Baccalà” mi sono immerso nel Fado: con le sue storie e melodie è l’anima vera di Lisbona e del Portogallo.
Tanto che Amália Rodrigues, regina assoluta del Fado, è presente nel suo libro
Amàlia Rodriguez a Lisbona è venerata, più che Mina da noi: non è solo una grande artista, ma un simbolo del Portogallo. Ed è guida sciamanica del viaggio in “D’Amore e Baccalà”. Io nel libro “incontro” Amalia, Tabucchi, Pessoa, sono “fantasmi”, visioni... Mi sono divertito a scrivere sì, ma l’incontro c’è stato veramente perché sono state le mie guide per conoscere Lisbona.
Anche il cinema ha un ruolo nel libro.
Certo. Due i film più importanti e di riferimento: “Lisbon story “di Wim Wenders, e “Dans la ville blanche” di Alain Tanner, però paradossalmente anche un film che non ha una scena a Lisbona, “Casablanca”, perché Ingrid Bergman nella scena finale dice che andrà a Lisbona, e io ho “incontrato” anche lei, ormai sistemata che cucina a Lisbona. Domenica alla presentazione Irida Gjergji leggerà proprio il brano di Ingrid.
Girando il mondo come vede l’Abruzzo?
L’Abruzzo è la mia terra, uno dei posti più belli dove abitare, ha i limiti e i pregi della provincia – meno caro, ritmi lenti, affetti duraturi – mi piace la bipolarità mare/montagna in 20 minuti che consente, e poi i piccoli borghi dove spero di farmi un giorno il mio buen retiro. In “D’Amore e Baccalà” l’Abruzzo c’è: è una “autofiction”, il protagonista si chiama Alessio e ogni tanto pensa agli arrosticini, ci pensa prima di assaggiare altri piatti, pensa ai nonni abruzzesi.
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