Ron: «Io, il Covid e Sanremo ecco i miei 50 anni in musica»

16 Marzo 2023

Il cantante e il suo tour “Sono un figlio”: «Progetto nato durante la pandemia Racconto la mia famiglia. La vittoria al Festival? Il ricordo più bello della carriera»

PESCARA. Nel suo nuovo album “Sono un figlio” racconta se stesso come mai fatto prima. Una vita vissuta con la musica e per la musica, quella di Ron, al secolo Rosalino Cellamare, che il 3 aprile sarà di scena al Teatro Massimo di Pescara, dalle ore 21, con una tappa del suo “Sono un figlio Live Tour”.
Ron, come nasce il suo nuovo lavoro discografico?
Durante la pandemia. Con il Covid ho rallentato il passo e mi sono messo a pensare. Da lì ho fatto salti indietro, guardandomi nel passato. Ho sentito il desiderio di raccontarmi, a cominciare dalla mia famiglia. Ho trovato uno scritto in cui mia madre e mio padre raccontavano di come si erano incontrati e poi innamorati, durante la Seconda Guerra Mondiale. Lui scappava dalla guerra, finì nella cantina di questa casa e si addormentò; mia madre, la mattina dopo, andò a prendere la legna e lo vide. Si sono conosciuti così, sembra un piccolo film. E poi c’è tutta la mia passione per la musica, manifestata già in tenera età. Cominciai a fare concorsi, alcuni a vincerli, altri no. Mi notò un talent scout a Castelnuovo Scrivia, parlò con i miei genitori, io ero ancora minorenne. Dopo un po’ di tempo, ricevemmo una telefonata: mi aspettavano a Roma per un provino.
L’album, dedicato a suo padre, si apre proprio con l’omonima canzone in cui racconta per la prima volta la storia d’amore dei suoi genitori…
«La loro è stata una vita straordinaria. E hanno capito la mia grande passione per la musica, che veniva da dentro, la musica era tutto per me. Avevo appena 16 anni la prima volta che ho partecipato la prima volta al Festival di Sanremo. Non è facile per dei genitori dire al proprio figlio, così giovane: “Vai!”; i miei me lo dissero, il che è una cosa meravigliosa. È stato un grande atto di fiducia e di amore».
Tra i nuovi brani, c’è una canzone che la rappresenta di più?
“Nelle lettere”, un brano di Niccolò Agliardi. Ho scritto lettere fin da ragazzino, ne ho scritte tante. Soprattutto in amore, manifestano l’attenzione che hai. È un po’ come un esame che devi sostenere, devi stare attento a quello che dici, a come arriverebbe: è una cosa che mi è molto cara.
Ha festeggiato i cinquant’anni di carriera. Qual è il ricordo più bello?
La vittoria a Sanremo nel 1996, una bella sorpresa. Tosca e io non pensavamo assolutamente di poter vincere, soprattutto io. Non perché non credessi nella bellezza della canzone, ma perché era un brano particolare per Sanremo, già nel titolo “Vorrei incontrarti tra cent’anni”, abbastanza lontano da quelli classici. La vittoria mi ha avvicinato ancora di più alla gente. Sono molto riconoscente a quello che mi è successo vincendo Sanremo. Quella canzone è ancora molto amata, è intramontabile, questo mi fa sentire orgoglioso anche di quanto ho creduto nel mio lavoro, di come lo faccio, senza badare alle classifiche e a ciò che succede intorno ai dischi. Sono nato e ho vissuto davvero per la musica.
Tra i nuovi artisti, c’è qualcuno su cui scommetterebbe?
Leo Gassmann. Ha registrato parte del suo disco a Garlasco nel mio studio di registrazione. Mi ha fatto sentire delle cose nuove, è davvero molto bravo. Gli ho chiesto se avesse voglia di cantare una canzone con me, su due generazioni, padre e figlio che si confrontano. Gli ho chiesto di scrivere la parte del figlio, ce l’ha messa tutta ed è venuta fuori una cosa bellissima. La canzone è “Questo vento” ed è nel mio nuovo disco.
Lei ha partecipato allo storico tour Banana Republic di Dalla e De Gregori, che ha fatto tappa anche in Abruzzo. Che ricordi ha di quella esperienza?
Credo sia la cosa più bella che ho avuto modo di fare. Ricordo un giorno di sole, un pranzo a Roma con Lucio e Francesco e il produttore di Lucio. Decisero insieme, nonostante gli Anni di piombo non ancora dimenticati, loro ebbero questo coraggio. Era difficile allora organizzare cose in grande con la musica, c’era un po’ di timore a fare una tournée così, ma alla fine è stato un grandissimo successo, soprattutto di pubblico, perché la gente non vedeva l’ora di tornare a sentire la musica dal vivo.