Ron: «Nelle grandi canzoni trovo la forza di dire sì»

Il cantautore sarà in concerto sabato prossimo a Manoppello Scalo «Amo l’Abruzzo, qui ci sono ancora persone vere e legate a buoni sentimenti»
«Ho sempre considerato l’Abruzzo una regione veramente speciale. Trovo che qui ci siano ancora persone vere, legate a buoni sentimenti. Il pubblico è sempre molto attento e questo è emozionante». Farà tappa sabato a Manoppello Scalo il tour “La forza di dire sì” di Ron. A distanza di un anno dalla pubblicazione dl disco omonimo, il cantautore è tornato con una riedizione di “La forza di dire sì”. Un doppio album che riunisce 24 grandi rappresentanti della canzone italiana; un progetto che nasce «dal coraggio di mettersi in gioco e di esserci davvero» per donare una speranza ai malati di Sla e raccogliere fondi a sostegno della ricerca. Protagonisti del disco sono gli storici successi che hanno scandito la carriera di Ron, brani inediti e un evergreen, “Una città per cantare”, che vede riuniti gli artisti partecipanti e Neri Marcorè. Rosalino Cellamare si esibirà in Piazza Zambra in occasione della festa patronale di Sant’Antonio e San Pancrazio. Il concerto, a ingresso gratuito, inizierà alle 21,30.
Il Centro ha intervistato Ron a pochi giorni dalla tappa abruzzese del tour.
A distanza di un anno torna con “La forza di dire sì”. Un progetto che la vede in prima linea, ancora una volta, a sostegno dell’Aisla per combattere la Sla. Come nasce e come è stato accolto dal pubblico?
Sono testimonial di questa associazione da molti anni. La ricerca è l’unica arma che abbiamo per combattere malattie finora senza speranza. Ho pensato di fare questo disco per raccogliere fonti e ho coinvolto colleghi che sono stati straordinari e con un grande cuore. Ci vuole forza per dire sì e tutti loro hanno accolto il mio invito. Il disco ha avuto un bellissimo impatto, il progetto è più che mai vivo.
Il doppio disco, nella nuova edizione, si è arricchito del brano sanremese “L’ottava meraviglia” e dell’inedito “Ai confini del mondo”.
Ho approfittato di questa occasione sanremese per riproporlo. Avevo tra le mani questa canzone che trovo molto bella, scritta con Mattia Del Forno. C’è stata purtroppo una disfatta, l’eliminazione alla terza serata, ma pazienza. Sono cose che succedono al Festival.
Quanta forza ci vuole oggi per dire sì?
Molta. Siamo continuamente bombardati da situazioni di bisogno ed è chiaro che non possiamo sempre dire sì. Quando vogliamo dirlo, spesso non riusciamo nemmeno a dirlo in modo così deciso. In questo disco c’è stata una grande adesione da parte dei miei colleghi. Li ho contattati personalmente. Credo non ci sia migliore cosa che essere in prima persona a chiedere quando è giusto chiedere. Hanno partecipato tutti con grande gioia.
Cosa pensa della scena musicale italiana e cosa manca, secondo lei, a chi sogna di fare musica oggi rispetto al passato?
E’ molto bello che ci siano tanti giovani. In questo momento, però, manca il cantautorato. Ci sono stati tanti talent, ma non hanno prodotto persone che scrivessero le proprie canzoni e questo ha fatto un po’ male alla musica. Molti sono costretti a chiederle e questo rende il tutto meno sincero. C’è stato un grande sviluppo della tecnologia per quanto riguarda i dischi, tutto è in qualche modo computerizzato. I dischi una volta si facevano diversamente, si suonava live in studio e insieme. Se ascoltiamo la radio le canzoni suonano un po’ tutte uguali. Allora c’era una sonorità sempre diversa, ma c’erano anche più tranquillità e divertimento.
Nel 1979 partecipò al tour di Banana Republic di Dalla e De Gregori, che fece tappa anche a Pescara. Che ricordo ha di quella esperienza?
Indimenticabile. Fu una tournée che arrivava all’uscita di un momento storico e politico importante, dove non era più possibile fare un concerto. Quella tournée, in qualche modo, fu l’inizio della pace. La gente si accalcò negli stadi per tornare a vedere la musica. C’era una tranquillità che fino a quel momento non c’era più stata.
La sua carriera come autore è iniziata proprio con Lucio Dalla e la musica di “Piazza Grande”…
Avevo 16 anni quando ho conosciuto Lucio. Ero un ragazzino. Mi proposero di cantare “Occhi di ragazza” a Sanremo, ma il brano non passò le semifinali. Lo conobbi in quella occasione, Lucio era l’autore del brano che poi è diventato un successo di Morandi. Abbiamo iniziato così a lavorare insieme. “Piazza Grande” fu un successo internazionale. La nostra era un’unione di anime diverse.
Ha dedicato il brano “Aquilone” ai malati di Sla che “nonostante le intemperie della vita trovano il modo di sollevarsi in aria”…
Sono degli eroi. Non mi è mai capitato di vederli tristi. Conoscono benissimo cosa è la Sla e sanno che attualmente non c’è nulla che possa sconfiggere questa malattia, ma hanno una forza di vivere eccezionale. Per questo la ricerca è tutto. Sono totalmente presi in carico dalla propria famiglia, da chi gli è vicino. Solo il cervello rimane acceso con il tempo e questa cosa è terribile. Ma loro vanno avanti. Dovremmo imparare a considerare ogni giorno un regalo meraviglioso perché possiamo alzarci con le nostre gambe, fare colazione e andare a lavorare. Queste persone sono ferme. E’ una cosa terribile se ci pensiamo, ma è difficile entrare in realtà come questa. Un po’ perché se ne ha paura, molta gente fa fatica a incontrare questi malati. Io sono molto fiducioso che una cura arriverà.
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