Salvatores: sogno un film sui Rolling Stones

2 Luglio 2018

Il regista si racconta all’Ischia Film Festival: «Presto di nuovo sul set con il mio amico Abatantuono per un road movie»

Gabriele Salvatores ha aperto, sabato sera, la 16esima edizione dell’Ischia Film Festival. Il regista premio Oscar ha incontrato il pubblico in una serata straordinaria sotto la luna rossa dell’isola campana. Un premio alla carriera, consegnato dai direttori artistici Michelangelo Messina e Boris Sollazzo, e l’occasione di poter vedere per la prima volta insieme i due film della saga de “Il ragazzo invisibile”, il giovane supereroe che ha segnato un’altra tappa della lunga carriera del regista nato a Napoli, ma milanese d’adozione. Una carriera iniziata sulle tavole del Teatro dell’Elfo, da lui fondato e che segnò una stagione straordinaria della cultura meneghina e non solo.
«Mi piacerebbe tornare a quegli anni, prima di tutto perché sarei di nuovo giovane e perchè era un periodo artisticamente libero», dice Salvatores. «Ma d’altro canto non amo le reunion, di solito finiscono con l’essere una delusione, come quella di Crosby, Stills and Nash, e poi perché ho sempre preferito guardare avanti e non indietro». Tornare a lavorare in teatro è una cosa a cui pensa spesso: «Mi piacerebbe moltissimo ma dovrei trovare qualcosa di davvero interessante e nuovo da fare. Non riuscirei a lavorare all’ennesima versione di un classico».
Il futuro professionale di Gabriele Salvatores è vicinissimo, alla fine di agosto inizierà le riprese del nuovo film. «Sarà un road movie tra Italia, Slovenia e Croazia», racconta, «la storia di una strana famiglia, con delle inaspettate svolte fantastiche, con Valeria Golino, Claudio Santamaria, Diego Abatantuono e un esordiente diciottenne che è il protagonista del film. Mi piace lavorare con i giovani, l’ho scoperto sul set di Io non ho paura, non hanno filtri e sono naturali e spontanei».
Una vecchia conoscenza è invece Diego Abatantuono, un amico con cui ha girato tanti film. «Diego e io abbiamo una storia personale che ci coinvolge da sempre, ogni tanto mi fa arrabbiare, perché è un pigro e spesso si è adagiato sul suo enorme talento. Se non lo avesse fatto sarebbe stato uno dei più grandi attori italiani di sempre».
Salvatores invece non si è mai fermato, ha sempre sperimentato, film dopo film, e ancora ha qualche sogno nel cassetto. «Girerei volentieri un film su una rockstar», dice, «ma anche in quel caso vorrei fare qualcosa di particolare. Mi piacerebbe prendere le prime settanta pagine di “Life”, la biografia di Keith Richards, e far finire il film quando incontra un altro ragazzino a cui piace fare musica: Mick Jagger».
Infine, sull’attuale politica del governo in materia di immigrazione, Salvatores dice: «La chiusura dei confini non è la soluzione. Questo non ha mai risolto il problema, mai. Storicamente nessuna volta che un popolo si è chiuso difendendo i propri confini ha risolto dei problemi. Noi siamo un Paese meraviglioso, con delle intelligenze straordinarie, ma la cultura non è l'intelligenza e noi siamo un Paese poco colto. Se si fa leva sulle paure, sull'ignoranza delle persone poi le governi più facilmente. Questa migrazione di massa ha delle dimensioni bibliche. Va governata, capita, ma non rifiutata».
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