Sangiovanni: Berlinguer incarnava il cambiamento che l’Abruzzo sperimentava

14 Dicembre 2023

Lo storico e docente dell’università di Teramo racconta come è nato “Un compagno di nome Enrico”, opera dedicata al leader del Pci

TERAMO. «Gianni è un giornalista di una testata locale incaricato di fare un reportage, una storia dei rapporti di Berlinguer con l’Abruzzo in occasione del centenario della nascita e del trentennale della morte del segretario generale del Partito comunista italiano. Sofia, sua figlia, è una voce giovane. Il padre non ha vissuto il periodo di Berlinguer ma lo conosce, la figlia rappresenta invece la generazione attuale, per la quale quel mondo è distante e quasi incomprensibile». Gianni e Sofia, interpretati da Edoardo Oliva e Sofia Ponente, sono i personaggi della finzione in cui è incorniciata la parte documentaristica di “Un compagno di nome Enrico”, docufiction dedicata al leader del Pci Enrico Berlinguer. Lo spiega il regista Andrea Sangiovanni, storico e docente dell’università di Teramo, presidente di Mac Factory, società realizzatrice del progetto di Fondazione Abruzzo Riforme.
Professore, perché la forma docufiction?
I materiali d’archivio, soprattutto quelli filmati, sono pochissimi e quindi era necessario trovare un taglio narrativo con una cornice in cui inserire le diverse testimonianze.
In base alle vostre ricerche, che rapporto del leader del Pci con l’Abruzzo affiora?
La sua presenza in Abruzzo è legata soprattutto a viaggi elettorali, che toccano aree diverse della regione. Berlinguer tra il 1972 e il 1982 è stato in alcune occasioni il capolista per il Pci in Abruzzo. Il suo rapporto con la regione è legato soprattutto a scadenze istituzionali, tuttavia la dimensione che abbiamo voluto far emergere nel film è quella intima, più l’uomo che non il leader di partito. In questa veste si è speso in alcune vertenze, Ace a Sulmona, La Vela a Giulianova, però ci interessava di più sottolineare la forza e il fascino di Berlinguer come uomo più che come politico. Questo lato emerge dalle testimonianze, in cui è messa in risalto la sua attenzione e capacità di ascolto. Viene descritto da un militante come “uno che non ti voleva insegnare niente”.
Da storico, quanto pensa abbiano inciso il pensiero e il carisma di Berlinguer nella regione democristiana di Natali e Gaspari?
Il suo pensiero politico forse non ha ricadute dirette sulla lotta politica interna, ma è il segno di un cambiamento generazionale. In molte testimonianze abbiamo riscontrato che la generazione dei dirigenti e militanti impegnata negli anni Settanta vedeva Berlinguer come una guida, al di là della sua funzione di segretario, anche per molti che provenivano da esperienze diverse, dal cattolicesimo di sinistra come da esperienze extraparlamentari. Possedeva un grande carisma, una capacità progettuale molto forte, incarnava quell’idea di cambiamento che quell’Abruzzo stava giusto sperimentando.
Dove le riprese?
In tutti i luoghi che Berlinguer ha toccato in modo significativo, Chieti, Pescara, L’Aquila, Bussi, Raiano, San Salvo, Paglieta, Atessa, Giulianova. Un po’ tutto l’Abruzzo.
Su quali fonti avete lavorato?
I materiali d’archivio sono rari. A parte l’Aamod, che non ha materiali su Berlinguer in Abruzzo, ci sono riprese della Rai regionale e tanti materiali privati, soprattutto foto ma anche riprese amatoriali di qualche comizio. E le immagini con cui chiudiamo il film, con la partecipazione di massa a Roma al funerale di Berlinguer, sono riprese fatte da un gruppo di Loreto.
È il primo film realizzato dai giovani di Mac Factory?
È la prima docufiction, ed è pensata per una fruizione sul web. I ragazzi avevano già fatto l’esperienza di una serie fiction, pubblicata sul sito. La produzione è di Mac Factory come soggetto collettivo, quindi sono stati tutti coinvolti. Hanno lavorato alla ricerca d’archivio e sul set e stanno realizzando un’ulteriore parte, la traduzione in forma digitale e interattiva del racconto in cui troveranno spazio tutte le parti, testimonianze, testo, immagini, che non abbiamo potuto inserire nella docufiction. Un lavoro digitale per far capire ai navigatori più giovani che non hanno avuto l’esperienza della militanza in un partito di massa cosa questo significava, attraverso le parole dei militanti.