“Sangro Chimica 1971-1976” storia di una lotta di civiltà

Il documentario di Testa debutta stasera a Pescara, poi sarà a Rocca San Giovanni Borea voce narrante tra testimoni e protagonisti di quella battaglia per la terra
PESCARA. È considerata a pieno titolo la madre di tutte le battaglie ambientaliste, quando la Val di Sangro era chiamata «la valle della morte» e lo stabilimento Sevel non era ancora arrivato, anzi, si insediò in quella terra di coltivatori, allevatori e contadini, proprio grazie e a seguito di quel gran rifiuto: il no deciso alla Sangro Chimica. Oggi, a raccontare quella battaglia, in un’operazione puntuale e accuratissima di recupero della memoria, è il documentario “Sangro Chimica 1971-1976” per la regia di Enzo Francesco Testa con la sceneggiatura e la ricerca storica di Gianna Di Donato, che viene proiettato per la prima volta questa sera alle 21 a Pescara al cinema teatro Sant’Andrea, con repliche alle 18,30 e alle 21 lunedì al cinema Ciackcity di Rocca San Giovanni. Il documentario è stato realizzato da Testa e dall’associazione culturale l’Altritalia in collaborazione con la Fondazione Pescarabruzzo e si snoda attraverso la voce narrante dell’attore Icks Borea e testimonianze dei protagonisti di quella celebre e mitica battaglia di piazza e di popolo.
Cinquant’anni fa la società Sangro Chimica presentò un progetto per la realizzazione di una raffineria dal costo di oltre cento miliardi di lire per la raffinazione di sette milioni di tonnellate di greggio. Nella Val di Sangro del tempo, un’area sfiorata appena dalla grande opera di industrializzazione del Paese, la reazione solida e partecipata della popolazione ha assunto connotati quasi epici rispetto a quanto accaduto in altre aree del paese interessate da impianti petrolchimici, come ad esempio la Basilicata. L’insediamento non si realizzò per motivi diversi, ma l’apporto della popolazione, la sua costanza nel rifiuto dell’insediamento, la sua fermezza anche di fronte alle promesse di «migliaia di posti di lavoro», restano la più grande manifestazione della forza e della capacità partecipativa della cittadinanza al processo decisionale di un paese democratico. «Le storie invecchiano solo per chi non coltiva il ricordo» recita Borea nel documentario, e riprende: «una lotta per rifiutare quella lunga puzza, per sostenere la terra e non cedere a quelli sempre pronti a incolpare il destino». Tanti i protagonisti di quella storia, dagli attivisti di Nuovo Senso Civico, il presidente Alessandro Lanci, l’esperto di progetti energetici Tommaso Giambuzzi, fino ai sindaci del territorio, studiosi e cittadini che seppero scegliere la terra e non il suo sfruttamento. «Sotto sotto» ha commentato nell'opera il compianto studioso ed etnologo Emiliano Giancristofaro «qualche scintilla rimane, in attesa che si crei l’occasione di un incendio delle anime».