Santoro: Putin è l’orrore, ma chi verrà dopo?

28 Ottobre 2022

Il giornalista presenta “Non nel mio nome”, il suo nuovo saggio centrato sulla guerra in Ucraina «che stiamo facendo tutti»

L’AQUILA. Quello che manca in questa guerra che bene o male (ma soprattutto male) stiamo seguendo da febbraio sono i punti interrogativi. Quelli sui quali Michele Santoro, giornalista televisivo di lungo corso attualmente «svincolato», mette l’accento in “Non nel mio nome”, il suo libro uscito per Marsilio a fine agosto, e presentato ieri all’Aquila.
Per seguire Santoro, introdotto dall’ex direttore di Rai 2 Massimo Liofredi, un centinaio di persone si sono stipate in una stanza della storica libreria Colacchi. La platea, attenta, ha seguito un lungo monologo di circa un’ora e mezza, nel quale Santoro ha spiegato perché su questa guerra non vuole il suo nome, nonostante «la stiamo facendo tutti», come «abbiamo fatto» quelle contro la Serbia e in Afghanistan: «Con l’invasione dell’Ucraina i punti interrogativi sono scomparsi. È bene vedere gli orrori della guerra, vanno mostrati, ma qui vengono mostrati senza domande». Di fronte abbiamo solo un «nemico disumano, privo di umanità», paragonato al «lupo cattivo che assalta la casa dei tre porcellini».
Santoro sgombera a più riprese il campo da eventuali accuse di putinismo: nessuna simpatia per il dittatore di Mosca e tutta la solidarietà al popolo ucraino, per non parlare della contrarietà a qualsiasi guerra. «Ma una volta tolto Putin cosa succede? Dove stiamo andando?». Tra un punto interrogativo e l’altro, offre spunti di riflessione, come ad esempio sull’inflazione: «Negli Usa non sta facendo i danni che fa in Europa», oppure «inglesi e americano hanno più interesse degli altri a fare questa guerra». Perché, anche se non sono sul campo, è evidente che la guerra la stiano facendo gli americani: «Danno le armi e le tecnologie per trovare le coordinate per colpire obiettivi strategici». Qualche altro interrogativo riguarda il fatto che a Zelenskyj non sia stato chiesto di «applicare il bilinguismo come qui in Alto Adige», o il perché vengano proibiti libri russi visto che per noi proibire libri è un abominio.
Le domande mancano perché «l’informazione si è piegata alla logica del potere», sottolinea Santoro rimarcando con la stessa forza che «io sono sentimentalmente dalla parte degli ucraini, ma loro non stanno combattendo con le cerbottane contro i carri armati, ma con cento miliardi di dollari che hanno ricevuto prima che entrassero i russi». Allora bisognerebbe chiedersi: «Dove ci sta portando questa guerra? Fino a che punto combatteremo? Vogliamo il crollo di Putin e la sua sconfitta militare? Ma Putin verrebbe sostituito da uno migliore?». Bisogna fare i conti con il mondo che verrà: sgretolata la Russia, rischiamo che «ci caschi addosso con tutte le sue nazionalità». Che ci piaccia o meno, di fatto siamo già nella Terza guerra mondiale. Ma contro chi? «Contro la Russia o contro la Cina?». Perché, se si sgretola la Russia, è la Cina che ci ritroverà di fronte andando avanti verso est.
«Guerre morali non ne esistono», sottolinea più volte Santoro. Quello che vorrebbe per il nostro futuro è «un mondo multipolare», e non quello dove la supremazia sia di chi oggi sta di fatto facendo la guerra: ovvero gli Usa. Del resto Santoro ricorda anche che, tra le altre cose, alle radici di questa guerra c’è pure la vecchia promessa, che avrebbe fatto Reagan a Gorba›ëv, di non portargli la Nato alle porte di casa. L’unica soluzione in questo momento è la pace, sulla stessa posizione di Papa Francesco, che Santoro definisce «l’unico grande politico nel quale mi riconosco».