“Scenari della mente”, versi tra vitalismo sensuale e memoria

29 Febbraio 2016

PESCARA. Poesia pulsante, vitalistica, giovane nel vero senso del termine quella di Dante Marianacci, poeta, scrittore e tra le migliori personalità culturali dell'Abruzzo, tra l'altro direttore del...

PESCARA. Poesia pulsante, vitalistica, giovane nel vero senso del termine quella di Dante Marianacci, poeta, scrittore e tra le migliori personalità culturali dell'Abruzzo, tra l'altro direttore del Centro studi Dannunziani di Pescara. “Scenari della mente” (Di Felice edizioni, €10 pp. 149) questo il titolo di della raccolta che verrà presentata oggi al Mediamuseum di Pescara dall’autore, alle 17.30, in una conversazione con il giornalista Antimo Amore, lo scrittore Giovanni D'Alessandro e l’editore Valeria Di Felice.

Una silloge che si muove tra fasi ubriacanti, caratterizzate da virtuosismi di un gusto surreale raffinato, dove impera come tema il desiderio vitalistico appunto, e fasi invece tutte piene di una nostalgia profonda, magmatica, legate a un passato mai rimosso, anzi presente come non mai nell'immaginario del poeta. E infatti è sintomatico notare come le poesie si alternino fra quelle che presentano un tempo verbale al passato e si crogiolano nel ricordo, e quelle dove invece domina il presente e dove il desiderio, la voglia di vita nelle sue espressioni anche più sensuali e corporee, infiamma il tessuto dei versi, inarcandoli in direzioni vertiginose, iperboliche che non possono non ricondurre alle musicalità più intense di D'Annunzio. Ma Marianacci non è un dannunziano, è forse più vicino al simbolismo e al surrealismo, che all'erotismo diffuso del Vate. Vi è cioè una maggiore propensione all'ideale che al sensuale, o meglio l'eros, indubbiamente protagonista della raccolta, trasformato in un'idea concettuale, come una chimera della mente, che lo stesso titolo del libro contribuisce a indicare. Si è di fronte, cioè, al tentativo di costruire una finalità di salvezza personale a partire dalle pulsioni del desiderio. Dunque da una parte vengono riesumate le esperienze del passato depositate nella memoria, dall'altro questo bagaglio di desideri, ricordi, umori, incontri, viaggi, dimore e quant'altro va a costituire un serbatoio che attizza il fuoco della contemporaneità, una vitalità ancora prorompente, inevitabile. E' vero che a tratti sorgono pause di rimpianto, di resa, ma è solo una finta, un inganno apparente: in realtà la verve dell'autore non si è spenta, si è incarnata nella parola poetica. Alla poesia Marianacci ha affidato il suo personalissimo gusto vitale, che si finge concluso e passato, ma ha che trovato in realtà una nuova vita.

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