«Scrivo e ascolto musica e leggo la storia di Van Basten»

Il pianista teramano ha inciso una canzone per la sua città durante la quarantena «In questo periodo siamo tutti alla ricerca del binario su cui rimettere la nostra vita»
«Vorrei essere ottimista, ma non vedo grandi insegnamenti in questa situazione. Dovremmo essere tutti più solidali, più vicini, poi spunta un cartello affisso in un condominio che invece di ringraziare l’infermiera che abita lì l’accusa di “riportare” il coronavirus e ti cadono le braccia. Per quanto mi riguarda continuerò a dare importanza ai rapporti umani e alla famiglia. Mi ritengo fortunato, ma non penso solo al mio giardinetto».
L’attenzione per gli altri e in particolare per la propria città, unita alla voglia di fare qualcosa di concreto, ha ispirato al pianista e compositore teramano Paolo Di Sabatino, jazzista di levatura internazionale, la canzone “Teramo nel cuore”, che da domani sarà scaricabile dalle principali piattaforme digitali al costo simbolico di 99 centesimi. Il jazzista ha messo il suo brano a disposizione del gruppo consiliare Teramo Vive per una raccolta fondi a favore dell’ospedale civile Mazzini di Teramo. Si può donare anche attraverso Arte e Suono (iban IT11 Q030 6915 3041 0000 0004 485, causale: Emergenza Covid-19). Il videoclip della canzone da un paio di settimane è su You Tube, e contando anche Facebook ha avuto oltre 33mila visualizzazioni. Se ognuna si traducesse anche solo in 50 centesimi di contributo saremmo già a 15-16mila euro.
Oltre a Paolo Di Sabatino al piano (autore di testo, musica, arrangiamento e orchestrazione), hanno partecipato a “Teramo nel cuore” Ethan (voce), Marco Siniscalco (basso), Glauco Di Sabatino (batteria), Tony Neiman (direzione archi), Luca Di Sabatino (immagine copertina).
Com’è nata l’idea di “Teramo nel cuore”?
«È stata una mia esigenza espressiva. L’amica giornalista Carla Dragoni mi ha fatto notare che nessuno ha scritto una canzone per Teramo. Non volevo fare un inno, ma una dichiarazione d’amore alla mia città, alla sua storia, cultura, tradizioni, alla capacità dei teramani di rialzarsi e di essere comunità. Le immagini nel videoclip sono state concesse gratuitamente dall’Archivio fotografico Nardini della biblioteca Delfico e dai fotografi Luciano Adriani, Maurizio Anselmi, Armando Di Antonio, Giampiero Marcocci, Gianluca Pisciaroli. È un manifesto delle cose belle della nostra città, dalla cucina, al Gran Sasso. Ho scritto la canzone perché in questo periodo siamo tutti alla ricerca della positività e del giusto binario su cui rimettere le nostre vite».
Ognuno dei musicisti è in città diverse, come avete realizzato il disco?
«Io a Teramo, mio fratello Glauco a Bellante, Marco Siniscalco a Roma, Tony Neiman a Los Angeles, ognuno ha suonato le singole parti strumentali. La partitura che ho scritto per gli archi è stata affidata a Neiman, autore di musiche da film. Lui ha suonato il violoncello e col suo banco suoni ha inserito gli altri archi. Flavio Pistilli ha mixato e masterizzato le tracce in studio. Sono molto grato a tutti per essersi prestati gratuitamente».
In queste settimane come impiega il tempo?
«Scrivendo tanta musica, praticamente un brano nuovo al giorno. La musica l’ascolto anche, molto. Classica, brasiliana, funk, jazz. Ultimamente mi appassiona Louis Cole, polistrumentista e cantante davvero interessante. Anche i miei figli, Caterina 15 anni e Luigi 10, si stanno affezionando a cantanti pianisti come Peter Cincotti e Jamie Cullum, per il cui concerto a Umbria Jazz io e mia moglie Chiara avevamo già preso i biglietti per tutti e quattro. E poi leggo, “La misura del tempo” di Carofiglio e l’autobiografia di Marco van Basten, il mio idolo. Nel parcheggio di casa faccio ogni giorno una partitella a pallone con Luigi. Caterina invece continua a studiare pianoforte on line col conservatorio Braga».
Ha dovuto rinunciare a molti concerti?
«Avevo un recital per piano solo in Campania, due date col trio Trace Elements e una quindicina di concerti con Fabio Concato. Gli organizzatori hanno proposto di rimandare a maggio-giugno, ma sicuramente non sarà possibile. Sono saltati centinaia di concerti. Quelli grossi, tipo Paul McCartney a Napoli, sono stati rinviati direttamente al 2021. Sono tra i fortunati perché ho lo stipendio del conservatorio (Di Sabatino insegna musica d’insieme ed è capo dipartimento al Casella dell’Aquila, ndr) ma penso a chi suona e basta. Gli artisti sono tutti fermi, e anche gli impresari. La mia agenzia è alla canna del gas. La situazione è dura».
Come immagina i prossimi mesi? Teme anche lei che non ci sia una Fase 2 per lo spettacolo?
«È difficile organizzare un concerto, spendere soldi, pagare il cachet dei musicisti, per poi avere a disposizione solo un terzo dei posti per il pubblico e quindi un terzo di un normale incasso. Come pagare le spese? E la gente avrà tutta questa voglia di uscire per un concerto?».
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