“Senza Volo”, mille volti dal mondo di Frisco

A Pescara la mostra di Ciancabilla, l’artista segnato dal delitto Alinovi torna con una personale: tecnica nuova e colore
PESCARA. “Senza Volo”, personale di Frisco a cura di Maria Arcidiacono, nello spazio di Francesco Di Matteo GArt Gallery in Via Gobetti 114 a Pescara, inaugurazione sabato alle 18 . In mostra – fino al 15 aprile, ingresso libero, apertura dal lunedì al sabato ore 17.30-20 – una quindicina di lavori realizzati con tecnica ideata dall’artista stesso, ovvero strati successivi di acrilico su forme realizzate mediante scotch di carta (da carrozziere) usa e getta. Frisco, al secolo Francesco Ciancabilla, nato a Napoli nel 1959, pescarese di adozione, è artista, traduttore, insegnante di lingue, globetrotter, noto alle cronache per il delitto della critica d’arte Francesca Alinovi nel 1983, per il quale ha sempre rivendicato la propria totale estraneità e per il quale è stato costretto a una lunga latitanza all'estero. L'artista sarà presente all'inaugurazione.
Francesco Di Matteo, una proposta particolare nel suo spazio d’arte indipendente.
Ho conosciuto Frisco circa un anno fa tramite un comune amico artista e mi sono subito interessato al suo lavoro, che reputo di fortissimo impatto. Frisco è una personalità artistica, un talento, sebbene famoso anche per altro. Nelle sue opere trovo una forza comunicativa importante, ho voluto conoscerlo per capire meglio il suo lavoro. Insieme abbiamo lavorato già in paio di collettive recenti, una nel mio spazio di Pescara, l’altra a Chieti per un premio di poesia, tema Amore carnale - amore ideale, che Frisco ha interpretato con un angelo caduto.
Cosa apprezza in particolare dell'arte di Frisco?
Già negli anni '80, epoca dei suoi studi al Dams di Bologna, Frisco aveva mostrato di possedere un talento particolare inventando un modo di dipingere successivamente adottato da tutta la street art che è seguita. Un modo rudimentale che utilizza tuttora creando una serie di livelli con uno scotch di carta, lo stesso utilizzato per imballaggi, che lui attacca sulla tela. Una volta creato lo strato con il nastro di carta adesivo, lo stacca e lo accartoccia. Di fatto quello scotch non è più utilizzabile allo stesso modo, a differenza dello stencil che rimane una sorta di negativo riutilizzabile ogni volta come modello.
Pezzi unici e irripetibili, quelli di Frisco.
Proprio così, diversamente dallo stencil utilizzato dalla street art, che può essere reimpiegato, ripetuto. Frisco procede per livelli successivi, parte da un fondo e avanza di spessore lavorando sul particolare, tant’è che le sue costruzioni hanno grande profondità al punto da sembrare opere digitali o fotografiche, in realtà sono dipinte con acrilico spray. Una tecnica innovativa negli anni Ottanta che lo ha fatto conoscere: a oggi non ci risulta di altri che abbiano adottato questa tecnica che Frisco ha invece perfezionato nel tempo raggiungendo una tridimensionalità più marcata.
Sarà una mostra abbastanza colorata, soprattutto accorpata per la prima volta.
Sì, nel suo complesso possiamo dirla inedita. Storicamente Frisco ha lavorato sul bianco e nero, qui invece questo sistema di dipingere gli consente variazioni e contrasti di luce, colori molto complessi che danno profondità ai suoi volti. Saranno esposti volti di persone sconosciute incontrate o fotografate nei suoi viaggi, individui che recano un valore simbolico, anche di denuncia, persone che hanno colpito il suo sguardo dietro la macchina fotografica, immagini del suo personale reportage di viaggi. Ecco il ragazzo di colore all’ingresso di una miniera, il ragazzino dietro la grata sullo sfondo di un paesaggio di guerra, la donna con il velo e kalashnikov in braccio, ma anche la giovane di colore, bellissima, con giacchino di pelle, che ti guarda.