Sfumature di sesso re inventati e malattie vere
di Anna Fusaro Torna in sala oggi l'amore in cinquanta sfumature di Anastasia Steele e Christian Grey con il secondo capitolo filmato della trilogia erotica da 150 milioni di copie scritta da Erika...
di Anna Fusaro
Torna in sala oggi l'amore in cinquanta sfumature di Anastasia Steele e Christian Grey con il secondo capitolo filmato della trilogia erotica da 150 milioni di copie scritta da Erika Leonard James.
Dopo i 570 milioni di dollari incassati dal primo film “Cinquanta sfumature di grigio” e un cambio della guardia alla regia preteso dalla scrittrice (via il tocco femminile di Sam Taylor-Johnson per James Foley, autore di molti videoclip di Madonna), ecco il riccone Christian alla riconquista dell’ingenua Anastasia, che tanto gattamorta non è se esige un nuovo accordo. Più scene di sesso, come preteso dai fan, in questo “Cinquanta sfumature di nero”. Sempre nel segno del bondage sadomaso, o del kinky, come preferiscono dire quelli che la sanno lunga. Accanto ai poco carismatici interpreti Jamie Dornan e Dakota Johnson, splende il fascino maturo di Kim Basinger, in un personaggio riemerso dal passato di lui e chiamato significativamente Mrs Robinson, perché, come la Anne Bancroft seduttrice de “Il laureato”, ha fatto a suo tempo da nave scuola al giovane Christian. Secondo una modalità produttiva ormai diffusa tra le major, insieme a “Cinquanta sfumature di nero” è stato girato anche il terzo conclusivo capitolo “Cinquanta sfumature di rosso”, che uscirà il 9 febbraio 2018.
Dalla Francia arriva una storia tratta dalla cronaca recente, “150 milligrammi” di Emmanuelle Bercot, con Sidse Babett Knudsen nei panni di Irène Frachon, pneumologa dell’ospedale universitario di Brest. Alla fine dello scorso decennio la dottoressa scoprì un legame diretto tra una serie di morti inspiegabili di suoi pazienti e l'assunzione del Mediator. Tra i 500 e i 2mila i decessi provocati dal farmaco, regolarmente in commercio da un trentennio, come ricostruì Frachon nel suo libro “Mediator 150mg. Combien de morts?”. Il lungometraggio di Bercot ricostruisce con passione civile la battaglia di questa eroina e del piccolo team di medici bretoni per far ritirare dal mercato il Mediator. Battaglia impari, ma alla fine vinta, contro l’Agenzia francese del farmaco, il ministero della Salute e il colosso farmaceutico produttore.
In sala da oggi anche il surreale mockumentary belga “Un re allo sbando”, finto documentario diretto da Peter Brosens e Jessica Woodworth, presentato all’ultima Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti. Il grigio e solitario re dei belgi Nicola III (Peter Van den Begin), monarca ingessato dall’etichetta, si trova in visita ufficiale a Istanbul quando la Vallonia si dichiara indipendente separandosi dalle Fiandre. Davanti al rischio che il Belgio si dissolva come Stato, il re decide di tornare in patria, sempre tallonato dal cineasta inglese Duncan Lloyd, incaricato dal governo di girare un documentario sul re per ravvivarne l’immagine. Senonché una tempesta solare rende impossibili partenze aeree e comunicazioni e il re si ritrova praticamente segregato in hotel dalla sicurezza turca. Duncan architetta allora un piano di fuga via terra, mescolati a un gruppo folcloristico di cantanti bulgare. Inizia così una buffa odissea attraverso i Balcani, ricca di imprevisti ma anche di libertà.
Dal 14 febbraio, con “Io, Claude Monet” di Phil Grabsky, parte nella sale italiane la seconda stagione della grande arte al cinema, un viaggio proposto da Nexo Digital che, con appuntamenti mensili fino a giugno, condurrà gli spettatori dal Rinascimento all’arte contemporanea, da Raffaello e Michelangelo all’impressionismo, passando per l’arte russa post-rivoluzionaria.
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