Si è spenta Rosetta Loy autrice di guerre e d’amore

3 Ottobre 2022

Il Campiello e il Viareggio nel 1987 con “Le strade di polvere”, aveva 91 anni Scrisse anche la dolorosa memoria familiare nella biografia “La parola ebreo”

ROMA. «Le strade di polvere, La parola ebreo, Cioccolata da Hanselmann, La prima mano, Gli anni tra cane e lupo. Sono i tuoi titoli che ho più amato, che il viaggio ti sia lieve» ha scritto la figlia scrittrice Margherita annunciando la scomparsa di Rosetta Loy, autrice di numerosi e amati romanzi, nata a Roma il 15 maggio 1931, tante volte premiata nella sua lunga carriera. La scomparsa sabato per arresto cardiocircolatorio e difficoltà respiratorie.
La memoria della guerra, il valore della storia, l'assunzione delle responsabilità erano nelle sue opere un elemento fondamentale. Il primo racconto l'aveva scritto a nove anni. «Ma lo scrivere con costanza e metodo, la ferma determinazione a diventare scrittrice, quella è venuta a ventiquattro o venticinque anni», aveva detto anni fa. Il suo esordio lasciò il segno: nata Provera, scelse un cognome d'arte, Loy, quello del primo marito Giuseppe, fratello del regista Nanni e per il romanzo La bicicletta (Einaudi) vinse il Viareggio Opera prima. Ambientato in una grande casa di campagna, raccontava una generazione. «La vita d'una famiglia dell'alta borghesia, in Italia, negli anni della guerra e del dopoguerra. (...) I personaggi appaiono, alla fine e dopo molti anni, stranamente identici al momento iniziale in cui li abbiamo incontrati. Sensazioni e ricordi rimbalzano dall'uno all'altro, e tutto il racconto è come un sommesso bisbiglio corale dove si alza a tratti una voce piú acuta, una piú impaziente e ansiosa interrogazione e ricerca di libertà» aveva scritto Natalia Ginzburg, scoprendone il talento. Dopo quel romanzo e i successivi La porta dell'acqua, L'estate di Letuche, All'insaputa della notte arriva la sua opera forse più nota, Le strade di polvere, (Einaudi, 1987) che vinse tra gli altri il Campiello e il Viareggio Répaci e fu tradotto in molte lingue. Anche qui una grande casa e l'intreccio di storie minime con la Storia, nel passaggio di generazioni dalla fine del Settecento agli anni dell'Unità d'Italia. All'Olocausto dedicò due romanzi: Cioccolata da Hanselmann (Rizzoli) con cui vinse il Grinzane Cavour per la narrativa italiana e La parola ebreo (Einaudi, 1997), premio Fregene, doloroso viaggio nella sua memoria familiare. La sua famiglia, cattolica, abitava in un prestigioso palazzo della via Flaminia a Roma. Non aveva aderito al fascismo ma nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali, vivono episodi con amici ebrei che avrebbero dovuto far aprire gli occhi. Il libro è un esame di coscienza: cosa avrebbe dovuto fare quella bambina, cosa avrebbe dovuto fare la famiglia, cosa hanno realmente fatto? Pur senza aver compiuto crimini, non hanno agito, non hanno voluto vedere la rovina dei vicini, i Della Seta, i Levi: tutti partirono con il convoglio che lasciò Roma dopo il rastrellamento del 16 ottobre 1943. «Dimenticare l'orrore delle persecuzioni antisemite di questo secolo e il suo spaventoso finale può essere molto pericoloso. È come essere miopi e buttare via gli occhiali» aveva detto.
Nel libro Gli anni fra cane e lupo. 1969-1994, il racconto dell'italia ferita a morte (Chiarelettere) scrisse con il rigore dello storico, partendo dalla strage di Piazza Fontana a Milano alla prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi e alle dimissioni dalla magistratura di Antonio Di Pietro.
Il matrimonio con Loy, da cui nacquero quattro figli, durò trent'anni, fino alla morte di lui. Ebbe una lunga relazione con il critico Cesare Garboli, di cui rimase amico fino alla sua scomparsa nel 2004. A lui è dedicato il libro più recente, Cesare (Einaudi 2018). Nel 2017 ebbe il Campiello alla carriera. Una curiosità: amata dai registi belgi Dardenne a lei pensarono titolando Rosetta il loro film Palma d'oro a Cannes.
I funerali si svolgeranno domani alle 10.30 a Grottarossa nella Chiesa di Santa Maria Immacolata. Sarà tumulata in Piemonte nel cimitero di Mirabello Monferrato, il paese dove è ambientato Le strade di polvere e dove c'è ancora la casa del padre.