“Soggetti smarriti”, la fotografia tra corpo e spazio

1 Novembre 2023

Nel foyer del teatro Abaq la collettiva dei talenti delle accademie di Brera, L’Aquila, Macerata e Roma

L’AQUILA. “Io non ho paura dei sogni, per questo li traduco in nuove immagini”. Il progetto di Rei Banushaj, in ordine alfabetico primo dei 16 studenti fotografi provenienti dalle accademie Afam di Brera, L’Aquila, Macerata e Roma, può dare una delle interpretazioni possibili alla collettiva “Soggetti smarriti”, lavori da loro stessi realizzati e raccolti – fino al 25 novembre – nello spazio espositivo dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.
La mostra, nel foyer del teatro Abaq, è stata originariamente concepita e curata da Vincenzo Izzo per il Festival di Fotografia di Montefano “Arturo Ghergo”. «Un prezioso momento di confronto e condivisione di idee, percorsi artistici e ricerche legate al medium fotografico» nel nome di Arturo Ghergo (Montefano, 1901 -Roma, 1959) , fotografo di rara maestria nel ritratto in bianco e nero negli Anni ’50 della dolce vita romana. Le sue opere, caratterizzate da una tecnica di ripresa e di manipolazione all’avanguardia per i tempi, divennero un must per i vip di Cinecittà diventando lui «il fotografo delle dive». Gli artisti in mostra sono: Rei Banushaj (L’Aquila), Gabriele Barbagallo (Brera), Sabina Beta (L’Aquila), Lucrezia Boccanera (Macerata), Sofia Burattini (Roma), Giulia Costanza (Roma), Dario De Baggio (Roma), Tiziano Demuro (Brera), Anna Eugeni (L’Aquila), Lorenzo Giri (Macerata), Chiara Gualtiero&Andrea Speca (Macerata), Gloria Mancini (Macerata), Lucrezia Mosca (Roma), Debora Panaccione (L’Aquila), Sofia Samar (Brera), Federico Torretti (Brera). I professori Danilo Balducci, Pierfrancesco Giordano e Claudia Peill hanno selezionato 4 studenti – Banushaj, Beta, Eugeni e Panaccione – «meritevoli», riferiscono dall'accademia aquilana, «per capacità tecnica e inventiva, di apparire a un pubblico più vasto». Come scrive Barbara Drudi nella presentazione in catalogo «questi 4 studenti mettono in atto una sorta dialogo tra corpo umano e spazio circostante, tra immagine corporea di sé – sia un sé reale sia un sé simbolizzato – muovendosi tra tecniche e soluzioni differenti ma con il comune obiettivo di valorizzare l’esperienza fisica nelle sue molteplici declinazioni. Rei lavora con il colore su nudi maschili che emergono da un fondo nero e, in una situazione paradossalmente opposta al luogo comune del maschio aggressivo, sono i suoi “maschi” le vittime tragiche di una violenza anonima e spietata. Sabina invece adotta un bianco e nero essenziale per raccontare il corpo femminile immerso in paesaggi montani e lacustri, suggerendo una sorta di identificazione panica tra donna e natura. Il catalogo, a cura di Vincenzo Izzo contiene testi di De Antoniis, Attardi, Drudi, Laera e Izzo. Orari: lunedì-venerdì 9-18, sabato 9-13, ingresso libero.